martedì 30 settembre 2014

Il Consiglio del II Municipio approva all’unanimità la delibera su cartellopoli proposta da VAS

Pubblichiamo questo articolo ripreso dal nuovo sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi:
http://www.vasroma.it/il-consiglio-del-ii-municipio-approva-allunanimita-la-delibera-su-cartellopoli-proposta-da-vas/

Su questo stesso sito il 13 gennaio 2014 è stato pubblicato un articolo dal titolo “Le Commissioni Commercio di altri due Municipi approvano la proposta di risoluzione predisposta da VAS contro cartellopoli per il ripristino del decoro in quei Municipi”, in cui facevo sapere che “Il 9 gennaio 2014 una analoga ed altrettanto personalizzata Proposta di risoluzione del Consiglio del II Muncipio, trasmessa dal dott. arch. Rodolfo Bosi al consigliere Alessandro Ricci che l’ha nel frattempo presentata, è stata approvata dalla Commissione Commercio che ha deciso di trasformarla in apposita deliberazione da sottoporre alla approvazione del Consiglio del II Municipio.(http://www.vasroma.it/le-commissioni-commercio-di-altri-due-municipi-approvano-la-proposta-di-risoluzione-predisposta-da-vas-contro-cartellopoli-per-il-ripristino-del-decoro-in-quei-municipi/#more-4157).
 Immagine.Alessandro Ricci
A differenza dei Municipi IV, VII, XIII e XV i cui Consigli hanno approvato le risoluzioni su cartellopoli da me proposte, il II° Municipio ha deciso invece di trasformare la proposta di risoluzione che avevo predisposto anche per lui e trasmesso per posta elettronica al consigliere Alessandro Ricci in una ben più impegnativa proposta di deliberazione.
Nel corso della audizione su cartellopoli che il 7 aprile 2014 mi è stata concessa dal Presidente della Commissione Speciale di Controllo, Garanzia e Trasparenza del II Municipio di Roma, Andrea Liburdi, (vedi http://www.vasroma.it/audizione-di-vas-su-cartellopoli-con-la-commissione-speciale-di-controllo-garanzia-e-trasparenza-del-ii-municipio-di-roma/#more-6271) ho avuto modo di conoscere e di parlare con la Presidente della V Commissione Affissioni e Pubblicità MariaGiovanna Seddaiu, presente anche lei alla audizione, che mi ha fatto sapere che la proposta di deliberazione stava per essere calendarizzata.
 Immagine.Giovanna Maria Seddaiu
Maria Giovanna Seddaiu

In attesa delle autorizzazioni finali del dirigente la proposta è rimasta ferma fino alla approvazione da parte dell’Assemblea Capitolina del Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari (PRIP) e delle modifiche ed integrazioni apportate al Regolamento comunale in materia di esposizione della pubblicità e di pubbliche affissioni.
Per sollecitare l’approvazione dei due suddetti atti secondo il miglior testo possibile il 28 luglio 2014 assieme alle associazioni “Basta Cartelloni-Francesco Fiori” e “Cittadinanzattiva” abbiamo deciso di presentarci inaula Giulio Cesare almeno in 20 con indosso una maglietta rossa con la seguente scritta sia davanti che di dietro.
 Immagine.Foto ricoredo.5
All’invito a partecipare alla nostra manifestazione fatto da Carte in Regola pure su facebook, ha dato la sua piena adesione anche l’Assessore alle Affissioni e Pubblicità del II Municipio Emilia La Nave che poi è venuta personalmente in aula Giulio Cesare ed ha indossato anche lei la maglietta rossa: si è trattato del miglior attestato venuto anche dalla parte politica ed in modo eterogeneo perché oltre all’Assessore Emilia La Nave, quel giorno ha voluto far sentire la sua presenza anche Stefano Zuppello, Assessore delle Attività Produttive del XIII Municipio, il cui Consiglio è stato il primo ad approvare all’unanimità il 18 marzo 2014 la proposta di risoluzione su cartellopoli da me proposta (vedi http://www.vasroma.it/prima-storica-approvazione-della-proposta-di-risoluzione-su-cartellopoli-predisposta-da-vas-per-ripristinare-il-decoro-in-tutto-il-territorio-del-xiii-municipio-di-roma/#more-5831).
Immagine.Foto ricordo.7.
sinistra: Emilia La Nave, Rodolfo Bosi , Franco Quaranta, Stefano Zuppello

Quel pomeriggio ho avuto modo di parlare con l’Assessore Emilia La Nave anche della proposta di deliberazione non ancora calendarizzata.
Dopo l’approvazione del PRIP, il successivo 5 agosto il cons. Alessandro Ricci mi ha chiesto per posta elettronica di fargli sapere “quali parti e quali riferimenti normativi sono superati dal Prip” e conseguentemente se l’approvazione del PRIP del 30 luglio precedente comportava una modifica del testo della proposta di deliberazione su cartellopoli.
Il successivo 17 agosto ho trasmesso per posta elettronica anche all’Assessore Emilia La Nave la proposta di delibera su cartellopoli, che ho adattato ed integrato in forza della approvazione sia della Normativa Tecnica di Attuazione del PRIP che delle modifiche ed integrazioni al Regolamento comunale recante le norme in materia di esposizione della pubblicità e di pubbliche affissioni: ne ho riportato il testo nell’articolo che ho pubblicato il 16 settembre 2014 (http://www.vasroma.it/i-consiglieri-del-m5s-del-iii-municipio-ripresentano-la-risoluzione-su-cartellopoli-secondo-il-testo-riproposto-da-vas/#more-10006). 
La nuova proposta di deliberazione è stata presentata in modo bipartisan a firma dei consiglieri Giovanna Maria Seddaiu (SEL), Presidente della V Commissione Commercio, Alessandro Ricci (Lista Civica Marino Sindaco), Vice Presidente del Consiglio, Carla Consuelo Fermariello (PD), Andrea Signorini (Capo Gruppo del Nuovo Centro Destra), Andrea Alemanni (PD) e Patrizio Di Tursi (Forza Italia), presente alla audizione del 7 aprile 2014.
Immagine.Carla Consuelo Fermariello
Carla Consuelo Fermariello

 Immagine.Andrea Signorini
Andrea Signorini

Immagine.Patrizio Di Tursi
Patrizio Di Tursi

 Immagine.Andrea Alemanni
Andrea Alemanni

Alle ore 20,55 del 16 settembre 2014 l’Assessore in persona Emilia La Nave mi ha fatto sapere per posta elettronica che quella mattina il Consiglio del II Municipio ha approvato all’unanimità la Deliberazione n 33 del 16 settembre 2014 sui “Cartelloni pubblicitari”, con 17 voti favorevoli: la notizia mi era stata anticipata per telefono all’ora di pranzo dallo stesso Alessandro Ricci.
Il testo approvato, che riporto di seguito, è leggermente differentemente rispetto a quello da me proposto, che è stato comunque recepito nelle parti più sostanziali.

PREMESSO CHE 
- la S.p.A. “Aequa Roma” ha redatto una proposta di Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari (PRIP), che alla data del mese di giugno del 2010 ha registrato la presenza di 32.700 impianti sull’intero territorio della capitale per 213.000 mq. di superficie complessiva espositiva; 
- a gennaio del 2011 l’indagine svolta dalla Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali del Comune di Roma ha quantificato in 242.000 mq. circa la superficie espositiva totale, derivante sia dagli impianti pubblicitari installati in maniera del tutto abusiva che da quelli registrati invece nella Nuova Banca Dati del Comune; 
- con deliberazione n. 49 del 30 luglio 2014 l’Assemblea Capitolina ha approvato il Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari (PRIP) che prevede una superficie espositiva complessiva di 138.000 mq. ed individua come zone “A” non solo le aree naturali protette istituite a Roma, ma anche i vincoli paesaggistici, archeologici e storico-monumentali e le destinazioni del Piano Territoriale Paesistico Regionale (P.T.P.R.) che li tutela soprattutto con il divieto assoluto di affissione pubblicitaria entro determinati ambiti di paesaggio;
- ne deriva che con l’entrata in vigore del PRIP debbono a maggior ragione essere rimossi tutti gli impianti pubblicitari attualmente ricadenti in zona “A” dove l’art. 14 della normativa tecnica di attuazione del PRIP vieta “l’istallazione di impianti pubblicitari pubblici o privati e degli impianti per pubbliche affissioni”, precisando che “il divieto è esteso anche alle aree di pertinenza delle strade, delle piazze e dei larghi che segnano il confine della predetta zona e che non sono classificate nei tipi stradali indicati all’art. 10”;  
- con deliberazione n. 50 del 30 luglio 2014 l’Assemblea Capitolina ha approvato altresì le modifiche ed integrazioni al Regolamento comunale recante le norme in materia di esposizione della pubblicità e di pubbliche affissioni, stabilendo al comma 9 dell’art. 34 che “gli impianti riconducibili alla procedura del riordino, già riconosciuti come validi nella Nuova Banca Dati, permangono sul territorio, nel rispetto del presente regolamento fino al 31/12/2014, senza possibilità di rinnovo o di rilascio di nuove autorizzazioni, e comunque non oltre l’esito delle procedure di gara conseguenti alla redazione dei piani di localizzazione”;  
- che le procedure di gara conseguenti alla redazione dei 15 piani di localizzazione (uno per ogni Municipio) avranno esito presumibilmente dopo la metà del 2015 e che in tutto questo frattempo occorre quanto meno adeguare la situazione dell’impiantistica a Roma sia al PRIP che al Regolamento di Pubblicità così come modificato ed integrato con la deliberazione dell’Assemblea Capitolina n. 50 del 30 luglio 2014;
- nella Nuova Banca Dati sono censiti tanto gli impianti che fanno parte del cosiddetto “riordino” contraddistinti nelle tre schede “R” (per rinnovo della loro concessione), “S” o “SPQR” (per il rinnovo della concessione di locazione) e “ES” (per impianti installati senza aspettare il rilascio del titolo) quanto gli impianti senza scheda in quanto installati dopo la procedura di riordino per lo più abusivamente ed autodenunciati; – con deliberazione n. 425 del 13 dicembre 2013 la Giunta Capitolina ha deciso “di assicurare la permanenza sul territorio di tutti gli impianti pubblicitari contenuti nella Nuova Banca Dati, limitatamente alle tipologie “SPQR”, “R”, “ES”, “E” nonché di quelli di cui all’articolo 33bis del Regolamento di Pubblicità e di quelli di tipo “CONV”, di cui all’art. 34, comma 4 bis del Regolamento, a titolo temporaneo nelle more dell’adozione del Piano Regolatore degli impianti pubblicitari e dei suoi relativi piani di localizzazione a condizione che gli impianti rispettino le prescrizioni del Codice della Strada e del suo Regolamento attuativo, come integrate dalla deliberazione Commissario Straordinario n. 45/2008, ai sensi del combinato disposto dell’art. 23, comma 6 del D.Lgs. n. 285/1992 e dell’art. 51, comma 2 e 4 del D.P.R. n. 495/1992, nonché le prescrizioni del Regolamento di Pubblicità di cui alla deliberazione di Consiglio Comunale n. 37/2009, nonché quelle in tema di insistenza in aree vincolate come disciplinate dalla deliberazione Commissario Straordinario predetta, confermando che l’inserimento nella Nuova Banca Dati degli impianti in questione determina la chiusura del procedimento di riordino ad essi relativo, all’ulteriore condizione che la relativa posizione contabile sia regolare a far data dal titolo sottostante alla scheda di riordino; 
- con la medesima deliberazione n. 425/2013 la Giunta Capitolina ha deciso altresì “di stabilire che gli impianti qualificati nella Nuova Banca Dati di tipo c.d. ‘senza scheda’, ivi compresi quelli del “circuito cultura e spettacolo” dovranno essere rimossi, previa diffida, a cura e spese dei proprietari entro (90) novanta giorni dalla pubblicazione del presente provvedimento, pena l’applicazione delle sanzioni previste negli articoli 31 e seguenti del vigente Regolamento di Pubblicità (deliberazione Consiglio Comunale n. 37/2009)”;  
- in data 12 agosto 2014 sul sito web del Comune è stato pubblicato ai sensi dell’art. 32 del Regolamento un “Elenco contribuenti inseriti nella Nuova Banca Dati aventi titolo a mantenere impianti pubblicitari sul territorio di Roma Capitale”, che individua le ditte pubblicitarie di cui dichiara la totale “cessazione ex Deliberazione G.C. 425/13” o la “cessazione parziale ex Deliberazione G.C. 425/13”, indicando in tal ultimo caso gli impianti pubblicitari “senza scheda” con l’identificativo revocato che debbono essere quindi rimossi; 
- per gli impianti pubblicitari privi di autorizzazione e comunque accertati come abusivi, anche se registrati nella Nuova Banca Dati, ai sensi del comma 14 dell’art. 31 del vigente Regolamento approvato dal Consiglio Comunale con deliberazione n. 37/2009 all’ordine di rimozione forzata d’Ufficio conseguono la decadenza dall’autorizzazione all’effettuazione della pubblicità per conto terzi ed all’uso degli impianti pubblicitari nonché, in caso di istallazione di impianti sul suolo o su beni comunali, la decadenza automatica del contratto di locazione; in particolare la prima violazione deve dar luogo alla pronuncia di decadenza per il 5 per cento delle autorizzazioni con priorità per quelle rilasciate nell’ambito del medesimo Municipio, la seconda violazione deve dar luogo alla pronuncia di decadenza per il 20 per cento delle autorizzazioni con priorità sempre per quelle rilasciate nell’ambito del medesimo Municipio, la terza violazione deve dar luogo alla pronuncia di decadenza per il 50 per cento delle autorizzazioni con priorità per quelle rilasciate nell’ambito del medesimo Municipio, mentre l’ulteriore violazione deve dar luogo alla pronuncia di decadenza delle restanti autorizzazioni;
- per numerosi impianti del “riordino” sono state rilasciate concessioni e contratti di locazione prima della imposizione non solo dei vincoli paesaggistici a tutela dei quali è stato successivamente prescritto il divieto assoluto di installazione di impianti pubblicitari, ma anche e soprattutto delle distanze minime prescritte dal Regolamento di attuazione ed esecuzione del Codice della Strada, emanato con D.P.R. n. 495/1992; 
- per i suddetti motivi con deliberazione n. 395 del 3 dicembre 2008 la Giunta Capitolina ha consentito la ricollocazione anche di impianti pubblicitari che non risultano in violazione né di vincoli paesaggistici né del Codice della Strada e del suo Regolamento di attuazione, mediante un procedimento di snellimento delle procedure che permette di reinstallare comunque gli impianti se non sia stata istruita la richiesta entro 30 giorni dalla sua presentazione, dandone in tal caso comunicazione al Comune; 
- molti dei suddetti impianti risultano essere stati installati a seguito di dichiarazioni dei rappresentanti legali della ditte pubblicitarie con allegate asseverazioni di tecnici abilitati e per di più registrati nella Nuova Banca Dati per semplice “COMUNICAZIONE DELLA SOCIETÀ”, senza che sia stata svolta alcuna istruttoria sulla loro legittimità neanche dopo l’avvenuta reinstallazione in “posizioni di rendita” ben più vantaggiose per le ditte che intendono conservarle in tutti i modi; 
- con deliberazione del Consiglio Comunale n. 609 del 3 aprile 1981 è stata individuata a scopo di salvaguardia un’area urbana perimetrata entro cui è vietata la installazione di impianti pubblicitari di dimensioni superiori a mq. 6,00 (vale a dire cartelloni di mt. 3 x 2), che ciò nonostante sono stati installati ugualmente in numero considerevole; 
- all’interno della suddetta area urbana perimetrata ricade l’intero territorio del Il Municipio dove occorre accertare e quantificare l’eventuale installazione di impianti pubblicitari di mt. 4 x 3 o di dimensioni comunque superiori a mq. 6,00; 
- fra le modifiche ed integrazioni apportate al Regolamento di Pubblicità con la deliberazione dell’Assemblea Capitolina n. 50 del 30/7/2014 c’è comunque l’abolizione degli impianti pubblicitari di dimensioni di mt. 4 x 3, ribadita anche nella normativa tecnica di attuazione del PRIP; 
- un numero molto alto di impianti, benché inserito nel “riordino” e con regolare titolo autorizzativo risulterebbe collocato in posizioni che risultano in violazione di norme inderogabili del Codice della Strada e che in particolare riguardano gli spartitraffico centrali con larghezza inferiore ai mt. 4,00, dove sono stati installati impianti che nel solo arco degli ultimi tre anni hanno provocato ben 33 incidenti stradali accertati con addirittura 5 decessi; 
Considerato che:
- nel discorso inaugurale di fronte alla Assemblea Capitolina il Sindaco ha fra l’altro dichiarato che “per risolvere tanti annosi problemi di questa magnifica città serve anche l’impegno dei romani” e che “abbiamo bisogno di cittadini capaci di indignarsi, capaci di denunciare le cose che non vanno e i malfunzionamenti della pubblica amministrazione”, ma precisando che “abbiamo bisogno anche di cittadini che si sentano parte di una comunità, di cittadini disposti a impegnarsi in prima persona, di cittadini che riconoscano il valore del bene comune e lo considerino il tesoro più prezioso che si possa condividere con gli altri”; 
- a questo stesso riguardo i cittadini del II Municipio si sono ripetutamente attivati per ripristinare un minimo di decoro al territorio in cui abitano;
- nelle more dell’entrata a regime del PRIP e dei 15 piani di localizzazione di mettere in atto tutte le azioni propedeutiche al ristabilimento del decoro; 
- conseguentemente è diventato urgente ed indifferibile avviare una operazione coordinata con tutti i soggetti interessati che sia finalizzata a ripristinare almeno in parte il decoro che spetta al II Municipio; 
IL CONSIGLIO DEL MUNICIPIO ROMA II
DELIBERA 
- di consentire ex art. 32 del vigente Regolamento di costituire, a livello decentrato del II Municipio, un apposito nucleo di vigilanza in grado di intervenire tempestivamente per gli accertamenti e l’eventuale rimozione da parte dell’ufficio tecnico degli impianti pubblicitari rilevati come illegali. 
- acquisire dalla banca dati generale di Roma Capitale, da Aequa Roma e dall’agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali del Comune di Roma tutti i dati relativi agli impianti presenti nel II Municipio (ex II ed ex III) autorizzati e non; 
- costituire una nuova banca dati municipale relativa a tutti gli impianti, autorizzati e non presenti nel II Municipio (ex II ed ex III) realizzando una mappatura degli stessi; 
- acquisire dai competenti Uffici Comunali i dati relativi ai pagamenti, per gli impianti pubblicitari del riordino, del Canone Iniziative Pubblicitarie (CIP) per le annualità 2010, 2011, 2012 e 2013 e qualora risultassero inadempienze di pagamento del CIP per i rimanenti impianti pubblicitari del riordino e che per detta inadempienza avessero il titolo autorizzativo definitivamente scaduto dal 31.12.2009, sollecitare il responsabile della Regolazione e Gestione Affissioni e Pubblicità a trasmettere ai sensi dei commi 4 e 5 dell’art. 31 del vigente Regolamento una lettera con l’invito-diffida alle ditte titolari di tali impianti alla rimozione degli stessi a proprio carico; 
- di avvalersi dell’ “Elenco contribuenti inseriti nella Nuova Banca Dati aventi titolo a mantenere impianti pubblicitari sul territorio di Roma Capitale”, pubblicato sul sito web del Comune, per esigere l’immediata rimozione di tutti gli impianti pubblicitari “senza scheda”;
- di avvalersi altresì dei suddetti estratti della Nuova Banca Dati, per esigere di concerto con il Dipartimento competente, l’immediata rimozione degli impianti pubblicitari installati che risultino installati in zona “A” del PRIP; 
- incaricare altresì il II Gruppo di Polizia Locale di Roma Capitale in esecuzione di quanto rilevato dall’Ufficio Tecnico, di individuare le aree soggette a vincolo archeologico o storico-monumentale con divieto di affissione per l’immediato oscuramento e successiva rimozione, degli impianti che vi risultassero installati; 
- incaricare inoltre il II Gruppo di Polizia Locale di Roma Capitale di individuare anche le aree in cui vigono i divieti di cui all’art. 18 del vigente Regolamento per esigere l’immediata rimozione, previo oscuramento, degli impianti che vi risultassero installati;
- verificare la possibilità di dotare il Municipio di un veicolo specificatamente attrezzato dedicato alla rimozione dei suddetti impianti;
- ai fini dell’obbligo di assicurare la sicurezza della circolazione stradale, incaricare il II Gruppo di Polizia Locale di Roma Capitale di verificare quali e quanti impianti pubblicitari risultino collocati in violazione delle norme inderogabili del Codice della Strada, redigendo la prevista sanzione ed esigendo che l’Ufficio competente disponga che la ditta proprietaria dell’impianto effettui l’immediato “spostamento” in un’altra area del Il Municipio che risulti conforme alla normativa vigente in materia; 
- incaricare il II Gruppo di Polizia Locale di Roma Capitale di verificare quali e quanti siano gli impianti rimossi ad una stessa ditta pubblicitaria, per pretendere che ai sensi del comma 14 dell’art. 31 del vigente Regolamento il responsabile della competente Direzione pronunci la decadenza in percentuale delle autorizzazioni degli altri impianti di proprietà delle medesima ditta;
- incaricare il II Gruppo di Polizia Locale di Roma Capitale di verificare la sussistenza del parere tecnico amministrativo anche riguardo agli impianti già installati.

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Il confronto tra il testo così come da me proposto ed il testo approvato dal Consiglio del II° Municipio porta a constatare che per volontà del competente Dirigente è stato eliminato dai “considerato” il seguente importante passaggio:
“all’art. 32 del Regolamento relativo alle “Misure di contrasto all’abusivismo” è stato aggiunto un comma 2 che dispone che “per essere in grado di intervenire tempestivamente, ai nuclei di vigilanza di cui al precedente comma, laddove costituiti nei Municipi, deve essere garantita nelle forme e nei modi che verranno definiti la piena disponibilità ed il conseguente utilizzo dell’apposito fondo di cui al comma 5 Bis del precedente articolo 31, costituito dai proventi delle sanzioni applicate esclusivamente in relazione agli impianti pubblicitari ricadenti nel territorio del rispettivo Municipio”.
È stato invece aggiunto nel dispositivo della deliberazione il seguente passaggio:
verificare la possibilità di dotare il Municipio di un veicolo specificatamente attrezzato dedicato alla rimozione dei suddetti impianti”.
Il II° Municipio “interpreta” evidentemente l’omesso nuovo 2° comma dell’art. 32 del Regolamento di Pubblicità ritenendo di dovere o comunque potere rimuovere in proprio gli impianti “senza scheda” e quelli comunque illeciti, dotandosi di un apposito veicolo specificatamente attrezzato”, che è invece in dotazione a tutte le ditte specializzate nella rimozione degli impianti pubblicitari a cui è quindi facilissimo dare l’incarico di una rimozione di cui il II° Municipio non dovrebbe affatto farsi direttamente carico, anche e soprattutto per evitare di dover impegnare un proprio personale per la materiale rimozione degli impianti, dal momento che può e deve essere messo in grado di pagare tutte le spese necessarie per ogni rimozione con le sanzioni applicate alle ditte ed effettivamente incassate per ogni impianto pubblicitario abusivo.
L’appunto non inficia minimamente il grande merito che va riconosciuto ad una deliberazione del genere, perché costituisce “storicamente” il primo atto amministrativo con cui un Municipio assume l’impegno di “avviare una operazione coordinata con tutti i soggetti interessati che sia finalizzata a ripristinare almeno in parte il decoro che spetta al II Municipio”. 
Di questo devo ringraziare anzitutto l’Assessore Emilia La Nave, per avere quanto meno contribuito ed in modo determinante a far approvare in meno di un mese il nuovo testo della proposta di deliberazione da me proposto, ed in secondo luogo il consigliere Alessandro Ricci che fin dalla scorsa consiliatura si è battuto e continua battersi contro il dilagare di cartellopoli nel suo II Municipio. 
Un ringraziamento particolare va anche alla Presidente della Commissione Commercio Maria Giovanna Seddaiu, a Guido Capraro (PD), a Paolo Leccese (Capo Gruppo della Lista Civica Marino Sindaco), a Mario Giancotti (Presidente del Consiglio, PD) ed a Patrizio Di Tursi (Forza Italia), perché con tutti loro ho avuto modo di parlare del problema di cartellopoli in occasione della audizione del 17 aprile 2014, sensibilizzandone l’attenzione.
Un ringraziamento va ovviamente anche a chi dei 17 rimanenti consiglieri ha anche lui votato a favore della proposta di deliberazione. 
Quando si verificano approvazioni all’unanimità di questo tipo ti conforta la soddisfazione di essere riuscito a mettere in atto una collaborazione tra una associazione ambientalista come VAS di cui mi onoro di far parte ed una amministrazione pubblica e di avere portato un piccolo ma significativo contributo a tutela dell’interesse pubblico generale. 
Nel ringraziare l’Assessore Emilia La Nave nel giorno stesso in cui mi ha voluto dare la notizia della avvenuta approvazione della delibera, ho proposto una ulteriore collaborazione con lei ed il consigliere Alessandro Ricci: le ho scritto che se mi faceva avere l’elenco delle vie che ricadono nel II Municipio io le avrei fatto avere l’elenco di tutti gli impianti “senza scheda” che vi risultano installati nell’elenco pubblicato on line (andandoli a scovare ed a trascrivere ad uno ad uno) e che sono da rimuovere in ottemperanza alla delibera che il Consiglio del II Municipio ha approvato stamattina.  
Il successivo 22 settembre l’Assessore mi ha trasmesso in allegato ad un messaggio di posta elettronica l’elenco di tutte le vie che ricadono nel territorio dell’attuale II Municipio: nel rispetto dell’impegno assunto, sarà mia premura fare avere quanto prima sia a lei che al cons. Alessandro Ricci l’elenco di tutti gli impianti “scienza scheda” che ricadono nel territorio del II Municipio.

Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS)

lunedì 29 settembre 2014

L’entrata in vigore del PRIP dovrebbe obbligare il Comune a rimuovere quanto meno tutti gli impianti pubblicitari installati a meno di 25 metri l’uno dall’altro

Pubblichiamo questo articolo ripreso dal nuovo sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi:
http://www.vasroma.it/lentrata-in-vigore-del-prip-dovrebbe-obbligare-il-comune-a-rimuovere-quanto-meno-tutti-gli-impianti-pubblicitari-installati-a-meno-di-25-metri-luno-dallaltro/

Con l’avvenuta pubblicazione all’Albo Pretorio, anche on line, della Deliberazione dell’Assemblea Capitolina n. 49 del 30 luglio 2014 con cui è stato approvato il Piano Regolatore degli impianti Pubblicitari (PRIP) è entrata in vigore la “Normativa Tecnica di Attuazione del PRIP”, che al 1° comma dell’art. 34 dispone che “le caratteristiche tipologiche ed i formati ammessi degli impianti pubblicitari disciplinati dal presente piano, devono essere conformi ai parametri descritti nelle schede tecniche allegate alle presenti norme.
Il successivo 2° comma precisa che “dette schede contengono, per le diverse forme di esposizione pubblicitaria previste dal piano e per ciascuna tipologia di impianto: …. le distanze minime fra gli impianti.
Il 3° comma precisa ulteriormente a sua volta che “le distanze minime degli impianti pubblicitari rispetto ai vari elementi stradali, devono essere conformi a quanto disciplinato dall’art. 23 D.Lgs. n. 285/1992 e dal capo I, Titolo II del D.P.R. n. 495/1992 e dalle norme regolamentari vigenti.
Il citato art. 23 del D. Lgs. n. 285 del 30 aprile 1992 (con cui è stato emanato il Codice della Strada) al 1° periodo del comma 6 dispone che “Il regolamento stabilisce le norme per …. l’ubicazione dei mezzi pubblicitari lungo le strade”, con la precisazione che “nell’interno dei centri abitati, limitatamente alle strade di tipo E) [strade di quartiere, ndr.] ed F) [strade locali, ndr.], per ragioni di interesse generale o di ordine tecnico, i comuni hanno la facoltà di concedere deroghe alle norme relative alle distanze minime per il posizionamento dei cartelli e degli altri mezzi pubblicitari, nel rispetto delle esigenze di sicurezza della circolazione stradale.”
L’altrettanto citato capo I del Titolo II del D.P.R. n. 495 del 16 dicembre 1992 (con cui è stato emanato il Regolamento di attuazione e di esecuzione del Codice della Strada) alla lettera c) del 4° comma dell’art. 51 stabilisce a sua volta che “il posizionamento di cartelli, di insegne di esercizio e di altri mezzi pubblicitari entro i centri abitati, ed entro i tratti di strade extraurbane per i quali, in considerazione di particolari situazioni di carattere non transitorio, è imposto un limite di velocità non superiore a 50 km/h, salvo i casi specifici previsti ai successivi commi, è vietato in tutti i punti indicati al comma 3, e, ove consentito dai regolamenti comunali, esso è autorizzato ed effettuato, di norma, nel rispetto delle seguenti distanze minime, fatta salva la possibilità di deroga prevista dall’articolo 23, comma 6, del codice: …. c) 25 m dagli altri cartelli e mezzi pubblicitari.”
Come si può ben vedere, il suddetto 4° comma dell’art. 51 del D.P.R. n. 495/1992 fa salva la possibilità di deroga concessa ai Comuni dal 6° comma dell’art. 23 del Codice della Strada, emanato con Decreto Legislativo n. 285/1992.
Di tale deroga si è avvalso il Consiglio Comunale che al 5° comma dell’art. 4 del vigente Regolamento approvato con la delibera n. 37/2009 (e confermato anche dalla Deliberazione dell’Assemblea Capitolina n. 50 del 30 luglio 2014) ha disposto che “le distanze minime per il posizionamento dei cartelli pubblicitari, entro il centro abitato, limitatamente alle strade di tipo E) quartiere (E), strade urbane di quartiere, ed F) strade locali, per i cartelli di dimensione non superiore a metri 1,20 x 1,80 sono così derogate: … – distanza minima dagli altri cartelli e mezzi pubblicitari: metri 15”.
Per mera informazione, il precedente Regolamento approvato dal Consiglio Comunale con delibera n. 100/2006, quando era Sindaco Veltroni, consentiva la stessa esatta deroga, ma per impianti di dimensione non superiore a mt. 1,00 x 1,40, che sono state quindi aumentate dal 2009 dall’allora Consiglio Comunale.
C’è da far presente anche che il comma 6 dell’art. 51 del D.P.R. n. 495/1992 stabilisce che “le distanze indicate ai commi 2 e 4, ad eccezione di quelle relative alle intersezioni, non sono rispettate per i cartelli e gli altri mezzi pubblicitari collocati in posizione parallela al senso di marcia dei veicoli e posti in aderenza, per tutta la loro superficie, a fabbricati o comunque, fuori dai centri abitati, ad una distanza non inferiore a 3 m dal limite della carreggiata, ed entro i centri abitati, alla distanza stabilita dal regolamento comunale”.
La stessa deroga è stata recepita nel comma 7 dell’art. 5 del vigente Regolamento comunale di Pubblicità.
Le schede tecniche allegate alla “Normativa Tecnica di Attuazione” del PRIP per ogni tipo di formatoammesso degli impianti pubblicitari dà le misure delle distanze minime da altri impianti sia dello stesso formato che di altri formati. 
Nel 1° caso le distanze minime da altri impianti dello stesso formato sono fissate in 25 metri per i formati di dimensioni inferiori (2,00 x 2,00, ) ed in 50 metri per i formati di dimensioni maggiori come quelle del cartello SPQR e del semplice cartello o del tipo cassonetto, plancia, vetrina o delle tabelle (3,00 x 2,00) o addirittura di 100 metri per formati di dimensioni minime come quelle delle paline con orologio (1,00 x 0,70)
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Immagine.Tipo 3.A
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Immagine.Tipo 2.B (2)
Nel 2° caso le distanze minime da altri impianti di formato diverso sono tutte fissate indistintamente in 25 metri.
Come si può ben vedere, il PRIP non sembra avvalersi delle deroghe concesse dal Codice della Strada e recepite ai commi 5 e 7 del Regolamento di Pubblicità, per cui così come approvato dall’Assemblea Capitolina dovrebbe obbligare a collocare ad una distanza di 25 metri l’uno dall’altro (e non di 15) anche gli impianti di dimensione uguale o inferiore a mt. 1,20 x 1,80, nonché “i cartelli e gli altri mezzi pubblicitari collocati in posizione parallela al senso di marcia dei veicoli e posti in aderenza, per tutta la loro superficie, a fabbricati.
Ma con Deliberazione dell’Assemblea Capitolina n. 50 del 30 luglio 2014 sono state approvate anche le modifiche ed integrazioni al “Regolamento comunale in materia di esposizione della pubblicità e di pubbliche affissioni”, che hanno aggiunto l’art. 37 che è relativo alle “Disposizioni di coordinamento” e che prescrive che “in caso di contrasto tra le disposizioni del presente Regolamento e quelle dei Piani di cui all’articolo 19 [PRIP e Piani di Localizzazione, ndr.] prevalgono le disposizioni del Regolamento”. 
Ne deriva che rimangono pienamente in vigore anche le deroghe stabilite dai commi 5 e 7 dell’art. 4 del Regolamento.
Ma dalla rimanente “Normativa Tecnica di Attuazione” del PRIP che rimane pur essa pienamente valida deriva altresì l’obbligo per il Comune di Roma di rimuovere tutti gli impianti pubblicitari che risultino installati a meno di 25 metri l’uno dall’altro, a maggior ragione per il carattere cogente della sovraordinata disciplina normativa di tutela prescritta dalla lettera c) del 4° comma dell’art. 51 del D.P.R. n. 495/1992. 
Nel caso di due impianti pubblicitari installati ad una distanza fra di loro che sia inferiore ai 25 metri si pone il problema di quale dei due debba essere oggettivamente rimosso.
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In tal caso è sufficiente accertare anzitutto se uno dei due sia “senza scheda”, cioè senza titolo autorizzativo, e stabilire conseguentemente che debba essere lui ad essere rimosso: a parità invece di titolo autorizzativo rilasciato, va rimosso quello installato successivamente, con diritto in tal caso ad una sua ricollocazione in un’area consentita dal PRIP.
Se gli impianti pubblicitari sono ben più di due, tutti magari con titolo autorizzativo rilasciato, va fatto salvo soltanto quello che ha avuto il titolo autorizzativo rilasciato per primo cronologicamente, mentre debbono essere rimossi tutti gli altri con diritto anche per loro ad una ricollocazione sempre in aree consentite dal PRIP.
 100_6054
Staremo a vedere se almeno stavolta il Comune di Roma farà rispettare le norme che lui stesso si è dato, più che quelle sovraordinate di cui fino ad oggi non si è quasi mai preoccupato.

Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS) 

mercoledì 24 settembre 2014

Segnalazione di VAS di 8 cartelli pubblicitari installati su pali stradali nel tratto di via Aurelia dal Km. 8,700 al Km. 7,600

Pubblichiamo questo articolo ripreso dal nuovo sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi:
http://www.vasroma.it/segnalazione-di-vas-di-8-cartelli-pubblicitari-installati-su-pali-stradali-nel-tratto-di-via-aurelia-dal-km-8700-al-km-7600/

Come responsabile del Circolo Territoriale di Roma ho dato seguito ieri ad una segnalazione che mi era stata trasmessa alla fine dello scorso mese di agosto, con il seguente messaggio di posta elettronica.

———- Messaggio inoltrato ———
Da: vas roma
Date: 22 settembre 2014 14:52
Oggetto: Cartelli pubblicitari installati su pali stradali nel tratto di via Aurelia dal Km. 8,700 al Km. 7,600
A: seg12monteverde.polizialocale@comune.roma.it, francesco.paciello@comune.roma.it, picsdecoro@libero.it, renato.marra@comune.roma.it, Geraci Francesco , loredana.mozzilli@comune.roma.it
Cc: “Marta.leonori@comune.roma.it” , “LESLIE FRANCESCO.CAPONE”
In data 26 agosto 2014 è pervenuta a questa associazione una segnalazione che ha fatto presente che “lungo la SS1 Aurelia, nel tratto fra la stazione Aurelia e l’incrocio con via Aurelia Antica, direzione Roma città fra i chilometri 8,700 e 7,600, a seguito della chiusura di una rampa per lavori, il supermercato Panorama ha installato ai pali dell’illuminazione stradale e su qualche palo di altri cartelloni pubblicitari dei cartelloni in polistirolo rigido per indicare il percorso temporaneo da fare per raggiungere il loro supermercato a causa della chiusura della rampa.

 Immagine.Foto satellitare tratto via Aurelia.
Tratto della via Aurelia tra il Km. 8,700 ed il Km. 7,600 ​

Secondo la segnalazione “ben 8 cartelli di questi tipo sono comparsi nel chilometro di strada”: di questi sono state allegate “3 foto, ovviamente di scarsa qualità perché in movimento (non è possibile fermarsi sull’Aurelia) ma che comunque illustrano la situazione”.

 Immagine.Locandina Panorama in via Auirelia
Cartello installato all’altezza dell’incrocio con la deviazione
di via Aurelia per via della Stazione Aurelia

 Immagine.Locandina Panorama in via Aurelia.1
​Cartello installato all’altezza del cavalcavia di via dei Casali Sansonetti

 Immagine.Locandina Panorama in via Aurelia.2
​cartelli installati all’altezza della deviazione per via Aurelia Antica

L’installazione dei suddetti  8 cartelli appare in evidente difformità  del combinato disposto dalla lettera i) del 2° comma dell’art. 4 e dal successivo comma 2 Bis del “Regolamento comunale in materia di esposizione della pubblicità e di pubbliche affissioni”, così come modificato ed integrato dalla Deliberazione dell’Assemblea Capitolina n. 50 del 30 luglio 2014. 
Si chiede pertanto alle SS.LL., ciascuna nell’ambito delle rispettive competenze, di provvedere e far provvedere alla immediata rimozione di tutti gli 8 cartelli pubblicitari. 
Si resta in attesa di un cortese riscontro scritto, che si richiede ai sensi degli articoli 2, 3 e 9 della legge n. 241/1990. 

Distinti saluti. 

Dott. Arch. Rodolfo Bosi
- Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione “Verdi Ambiente e Società” (VAS) -

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La segnalazione è stata trasmessa anche a Geraci Francesco e Loredana Mozzilli, in quanto assessori rispettivamente alle Politiche del Commercio ed alle Politiche del decoro urbano del XII Municipio, il cui Consiglio lo scorso 8 aprile ha approvato la risoluzione su cartellopoli da me proposta per il ripristino del decoro che spetta al XII Municipio.
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Chi gestisce gli ipermercati “Panorama” non è nuovo ad installazioni di tipo del tutto abusivo. 
Come esempio significativo porto il megaimpianto pubblicitario di mt. 18 x 3 installato in via del cappellaccio in prossimità del Viadotto della Magliana, che ho segnalato con un messaggio di posta elettronica trasmesso il 22 febbraio 2011, con allegate le foto del megaimpianto senza targhetta identificativa. 

Panorama_ViadottoDellaMagliana_18022011_02
Benché il XII Gruppo di Polizia Municipale in data 27 luglio 2011 mi ha comunicato di averlo sanzionato, ci son voluti ben due anni per accertarne l’avvenuta rimozione in data 8 luglio 2013. 
Speriamo che non ci vogliano altri 2 anni per rimuovere gli 8 cartelli pubblicitari installati abusivamente in via Aurelia.

Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS)

lunedì 22 settembre 2014

Qual è la cabina di regia del Comune per la ciclabilità a Roma?

Pubblichiamo questo articolo ripreso dal nuovo sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi:
http://www.vasroma.it/qual-e-la-cabina-di-regia-del-comune-per-la-ciclabilita-a-roma/

Su questo stesso sito il 16 settembre 2014 è stato pubblicato un articolo dal titolo “Settimana Europea della Mobilità Sostenibile 2014”, che dava fra l’altro la notizia della partecipazione di Roma Capitale alla “European mobility week 2014″ (http://www.vasroma.it/settimana-europea-della-mobilita-sostenibile-2014/#more-10045).
Immagine.logo our Streets our choise (2)
Nel ricco programma della settimana è previsto per oggi pomeriggio con inizio dalle ore 16,30 nella Sala Carroccio del Campidoglio un convegno sul tema “Una cabina di regia per la ciclabilità a Roma”, che in base a quanto è avvenuto fino ad oggi pone il giustificato interrogativo su quale sia veramente questa cabina di regia del Comune per la ciclabilità a Roma.
Come era ovvio che fosse alla fine dell’edizione romana della “Settimana della mobilità” tutta l’attenzione è concentrata sul bike sharing che, partito nel 2008 con Veltroni, non è mai decollato rivelandosi un clamoroso fallimento.
Per chi volesse saperne di più sulle vicissitudini di questo servizio mai decollato, si rimanda ai due articoli pubblicati su questo stesso sito dal titolo “Vicissitudini del servizio di bike sharing a Roma” (http://www.vasroma.it/vicissitudini-del-servizio-di-bike-sharing-a-roma/#more-1611) e “Il bando per il servizio di bike sharing a Roma” (http://www.vasroma.it/il-bando-per-il-servizio-di-bike-sharing-a-roma/#more-1620).
Le uniche tracce di un servizio che non esiste più da almeno due anni sono i gruppi di colonnine abbandonate che si possono trovare in giro per il centro.
 Immagine.Bike Sharing Roma.3
Foto del progressivo abbandono fino allo smantellamento del parcheggio di bike sharing
in via della Panetteria, all’angolo con via del Tritone

Le 29 stazioni attualmente esistenti sono arrugginite, le ciclostazioni sono diventate in pochi mesi parcheggi per scooter, le biciclette sono sparite, perché rubate o fatte a pezzi.
 Immagine.Bike Sharing Roma.2
Piazzale Flaminio: immagine palese di un servizio di bike sharing claudicante e sgangherato,
visibilmente sconfitto e mai realmente avviato

«Uno dei nostri obiettivi è la rivitalizzazione del bike-sharing» ha spiegato a margine della presentazione della “Mobility week” l’assessore alla Mobilità di Roma Capitale, Guido Improta, che non sembra avere però le idee molto chiare al riguardo, a giudicare dagli atti fin qui approvati a partire dagli inizi di quest’anno.
 Immagine.Guido Improta (2)
Guido Improta

Mercoledì 29 gennaio 2014 nella sala Pietro da Cortona nei Musei Capitolini è stato presentato il Nuovo P.G.T.U. (Piano Generale Traffico Urbano) di Roma Capitale organizzato dalla Commissione III Mobilità e dall’Assessorato Mobilità e Trasporti di Roma Capitale: all’avvenimento il 3 febbraio 2014 ho dedicato un apposito articolo su questo stesso sito (http://www.vasroma.it/il-comune-di-roma-ha-presentato-il-nuovo-piano-generale-del-traffico-urbano-pgtu/#more-4821) a cui ha fatto seguito il giorno dopo un mio articolo dal titolo “Il risibile servizio di Bike Sharing previsto nel nuovo Piano Generale del Traffico Urbano di Roma Capitale” (http://www.vasroma.it/il-risibile-servizio-di-bike-sharing-previsto-nel-nuovo-piano-generale-del-traffico-urbano-di-roma-capitale/#more-4858).
Nel riporto il seguente passo.
Dopo le incoraggianti premesse dove si cita che “… dopo quasi 15 anni Roma decide di aggiornare il suo strumento di programmazione della mobilità” e  “… le grandi aree metropolitane come Roma Capitale devono essere snodi efficienti per le reti nazionali ed europee di trasporto, risultando vitali per la competitività del nostro territorio e per uno sviluppo economico sostenibile”  relativamente al servizio di Bike Sharing si arriva praticamente al ridicolo dichiarando:
  • Pag.11:  “..fino a 80 ciclostazioni +1000 biciclette “  (…fino a…. come dire “addirittura fino a 80 stazioni e 1.000 bici!!!”)
  • Pag.13: “Potenziamento sistemi di sharing (car, bike, van)” dentro la Zona 1 dell’Area centrale delle Mura Aureliane
Immagine.6 zone del nuovo PGTU.1
  • Pag.14: “Sviluppo sistemi di sharing (car, bike, van)”dentro la Zona 2 dell’anello ferroviario
Immagine.Zona 2
  • Pag.25: “Questi sistemi dovranno essere parte integrante di una nuova politica di mobilità in grado di offrire estensivamente ulteriori alternative all’uso del mezzo individuale” con “aumento dell’offerta di ciclo stazioni dedicate al Bike Sharing”.
Appare al limite della vergogna che la Capitale d’Italia si dia degli obiettivi così palesemente improponibili di fronte ad emergenze evidenti da ormai 20 anni.
Non è dato di sapere quante volte gli amministratori abbiano  avuto la possibilità di toccare con mano le esperienze finalizzate in tutti gli altri contesti, dal momento che avrebbero potuto se non dovuto soltanto copiare quanto di meglio è stato già fatto ovunque nel mondo:  in un documento di programma che dovrebbe essere il punto di eccellenza nell’ambito della mobilità (e recepire quindi i migliori benchmark possibili come test per la valutazione ed il miglioramento dei servizi per Roma) è stato invece inserito un servizio di Bike Sharing con “fino a 80 stazioni” (quindi magari nemmeno quelle) che appare semplicemente inaudito.
Ma nel corso della sua visita a Parigi dal 12 al 14 marzo 2014 il Sindaco Ignazio Marino – dopo essersi incontrato con l’allora vicesindaco Anne Hidalgo, che dal successivo 5 aprile è diventata Sindaco di Parigi – ha dichiarato che “sono molte le politiche che accumunano me e Anne a cominciare dalle iniziative di car e bike sharing che stiamo replicando a Roma, con un occhio molto attento a Parigi”.
Immagine.Anne Hidalgo

Ma in aperta contraddizione con la suddetta dichiarazione con Deliberazione della Giunta Capitolina n. 70 del 28 marzo 2014 è stato adottato il P.G.T.U., con la conferma che “nel breve periodo, per i servizi gestiti da Roma Capitale, si prevede che il bike sharing, dalle 29 ciclostazioni preesistenti, amplierà l’offerta fino ad 80 ciclostazioni, con circa 1.200 stalli e circa 1.000 biciclette.
Sulla Home Page del sito del Comune di Roma il 21 settembre 2014 è stato pubblicato il seguente comunicato: “Roma, 21 settembre – Definitivamente approvato dalla Giunta capitolina il nuovo Piano Generale del Traffico Urbano (PGTU). Messo a punto dall’Assessorato alla Mobilità, presentato nel suo impianto generale a dicembre 2013 e approvato in via preliminare dalla Giunta a marzo 2014, il piano ha proseguito la sua marcia acquisendo i pareri dei Municipi e le osservazioni dei cittadini.
Nel suddetto articolo pubblicato il 4 febbraio 2014 ho scritto fra l’altro che “da voci raccolte, ma non ancora ufficialmente confermate, si è venuto infatti a sapere che l’Assessore Guido Improta intenda sostenere i costi del servizio di Bike Sharing con i ricavi del Car Sharing (dall’inglese auto condivisa o condivisione dell’automobile) che è un servizio che permette di utilizzare un’automobile su prenotazione, prelevandola e riportandola in un parcheggio, e pagando in ragione dell’utilizzo fatto: in modo analogo a questo sistema, che è dedicato alla mobilità delle persone, c’è il servizio di Van Sharing che è una metodologia di distribuzione delle merci in ambito urbano basata sulla condivisione di una flotta di veicoli da parte di più operatori.
Le “voci” si sono rivelate esatte, dal momento che poi con Deliberazione della Giunta Capitolina n. 173 del 20 giugno 2014 è stata approvata la “Espansione del Servizio Car Sharing di Roma e implementazione del Servizio di Bike Sharing innovativo a pedalata assistita“.
Nelle premesse della suddetta deliberazione viene rifatta la cronistoria delle vicissitudini del Bike Sharing a Roma.
Vi si afferma tra l’altro che “con Memoria dell’11 settembre 2013, la Giunta, nel formulare gli indirizzi per la redazione del nuovo Piano Generale del Traffico Urbano (PGTU), ha individuato, fra gli obiettivi strategici primari, la definizione di azioni per il potenziamento, l’incentivazione e la promozione dei servizi di mobilità sostenibile, evocando, in particolare, il Car Sharing nonché il Bike Sharing nel centro storico e la sua diffusione su tutto il territorio comunale, quali servizi non secondari nell’ottica della valorizzazione delle modalità di trasporto collettivo in alternativa a quello privato, del decongestionamento del traffico e del risanamento ambientale” e che “tali obiettivi, già esplicitati nelle ‘Linee programmatiche 2013-2018 per il Governo di Roma Capitale’, sono parte integrante del documento del nuovo PGTU, adottato con Deliberazione della Giunta Capitolina n. 70 del 28 marzo 2014 – ‘Piano Generale del Traffico Urbano – dalle Regole ai Sistemi’, oggetto di prossima approvazione da parte dell’Assemblea Capitolina”.
Vi si sostiene inoltre che “l’esperienza maturata nel corso della citata sperimentazione del Bike Sharing, evidenzia l’interesse e l’attenzione dell’utenza anche per questa modalità “ecosostenibile” di spostamento urbano, che può contribuire alla generale strategia di riduzione del traffico veicolare privato e delle sue nocive conseguenze” e che “tuttavia, la precedente conduzione del Bike Sharing, organizzato sulla base del sistema tradizionale, ne ha evidenziato i limiti di utilizzabilità nella realtà di Roma, che hanno condizionato il suo successo e la positiva espansione dell’uso condiviso della bicicletta“, per cui “sulla base delle risultanze sugli utilizzi e delle osservazioni degli utenti durante la gestione del servizio da parte di Roma Servizi per la Mobilità, si rende, dunque, necessario individuare un sistema innovativo per il Bike Sharing, con caratteristiche specifiche per la città di Roma, che non trascuri le differenti fasce di domanda e ne consenta la fruizione tenendo conto anche delle caratteristiche plano-altimetriche del territorio cittadino“.
In forza delle suddette premesse la Giunta Capitolina ha deliberato fra l’altro “di dare mandato a Roma Servizi per la Mobilità S.r.l. di:
procedere … all’avvio del servizio di Bike Sharing, con le modalità previste nel Piano di espansione, che non   prevedono oneri per Roma Capitale al di fuori del Contratto di Servizio in essere con la Società stessa, trovando i costi di avvio, implementazione e sviluppo dei servizi, integrale copertura nei ricavi che saranno realizzati durante la gestione sperimentale degli stessi, secondo i piani tariffario e economico-finanziario contenuti nel predetto Piano di espansione;
-  individuare, attraverso procedura ad evidenza pubblica, un operatore per la realizzazione e gestione in via sperimentale, per un periodo di 18 mesi, di un servizio di Bike Sharing a pedalata assistita con sei postazioni, alle tariffe, indicate nel Piano di espansione di cui sopra; la copertura finanziaria del servizio verrà garantita con i ricavi derivanti dalle tariffe applicate e con quelli relativi alla gestione del servizio Car Sharing, con cui è integrato, secondo quanto meglio precisato nel Piano economico-finanziario allegato.>> 
Le ciclostazioni sono:
-       piazzale Flaminio (in sostituzione delle esistenti postazioni);
-       piazza dell’Oro (in sostituzione della esistente postazione);
-       piazza Cavour;
-       piazza San Silvestro (sulla postazione precedentemente esistente);
-       piazza Barberini;
-       piazza Venezia (in sostituzione dell’esistente postazione).
 Immagine.Planimetria Bike Sharing elettrico
Viene confermata anche la durata dell’affidamento di 18 mesi a chi si aggiudicherà la gara.
Per quanto riguarda “l’implementazione sperimentale del Servizio di Bike Sharing innovativo a pedalata assistita le componenti interessate, calcolate sull’arco temporale dei 18 mesi previsti, sono:
  • apparati tecnologici, per la quale si è calcolato un importo di circa € 170.000, comprendente le ciclo stazioni e le biciclette;
  • costi di installazione, attivazione e gestione del servizio e delle infrastrutture di supporto, per circa € 200.000“. 
Alla suddetta deliberazione di Giunta ho dedicato un articolo dal titolo “La contraddittoria “sperimentazione” del Comune di Roma per un servizio di Bike Sharing per 6 postazioni di biciclette a pedalata assistita” che è stato pubblicato su questo stesso sito il 7 luglio 2014 (http://www.vasroma.it/la-contraddittoria-sperimentazione-del-comune-di-roma-per-un-servizio-di-bike-sharing-per-6-ciclostazioni-di-biciclette-a-pedata-assistita/#more-8470).
Venerdì 8 agosto 2014 sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale i bandi per il potenziamento del Car Sharing e il ritorno, in versione tecnologica più avanzata, del Bike Sharing.  
La pubblicazione del bando per un progetto inconcepibile sia economicamente che tecnicamente è avvenuta ad appena una settimana di distanza dalla Deliberazione dell’Assemblea Capitolina n. 49 del 30 luglio 2014 con cui è stato definitivamente approvato il PRIP che, almeno potenzialmente, prevede il finanziamento del bike sharing tramite pubblicità e dopo che lo stesso assessore Marta Leonori ha pubblicato sul suo profilo Twitter una grafica che cita tra gli obiettivi del PRIP proprio l’avvio del bike sharing. 

Immagine.Locandina della Leonori

Invece di accelerare il processo in corso del PRIP (che si dovrebbe completare a medio termine) il Comune di Roma si inventa un bando alternativo per il bike sharing elettrico che nulla ha a che vedere con il PRIP e che – cosa ancor più grave – non sarà pagato dalla pubblicità (a costo zero quindi per il comune), ma l’importo base d’asta di ben 375.000 € sarà sottratto alle moribonde casse capitoline, perché la copertura arriverebbe (in teoria) dagli incassi del car sharing che non sono ancora quantificabili. 
Il Bando per l’affidamento del servizio sperimentale di bike-sharing a pedalata assistita prevede che per il nuovo servizio di Bike sharing, entro il prossimo 6 ottobre, dovranno pervenire le offerte per la fornitura di 120 biciclette a pedalata assistita e la gestione, per un periodo di 18 mesi, dell’intero sistema, incluse le ciclostazioni e il software per l’iscrizione al servizio e la gestione dei clienti. 
A margine della presentazione della “Mobility week” oltre a ribadire che “uno dei nostri obiettivi è la rivitalizzazione del bike-sharing” l’Assessore Guido Improta ha dichiarato che “il 6 ottobre scadrà il bando per le prime sei stazioni a pedalata assistita nel Municipio I” ed ha fatto sapere che “inoltre, nell’ultimo anno abbiamo finanziato e cominciato la progettazione di 25 km di bikeline pari al 10% della rete di ciclabili presenti sulla rete stradale di Roma Capitale, 45 ricuciture strategiche e 4500 rastrelliere per biciclette da posizionare in numerose scuole identificate insieme all’assessorato alla Scuola, nei pressi degli uffici di Roma Capitale e nelle fermate della metropolitana“.
Nessun accenno al servizio di Bike Sharing finanziato dalla pubblicità. 
Riguardo a questo comportamento dell’Amministrazione Capitolina non posso non condividere quanto già evidenziato nell’articolo pubblicato il 2 settembre 2014 sul sito www.bastacartelloni,it dal titolo “Bike sharing: quel bando sulle bici elettriche che si dimentica del Prip. Ecco perché la gara deve andare deserta” (http://www.bastacartelloni.it/search?updated-max=2014-09-09T09:00:00%2B02:00&max-results=7). 
Le conseguenze di questa assurda politica sono facilmente prevedibili:
  • sul territorio ci saranno due operatori, uno per le bici a pedalata assistita e uno per le bici tradizionali; 
  • i sistemi per il noleggio saranno diversi;  
  • i due operatori entreranno in conflitto aprendo il via a ricorsi e contenziosi; 
  • al termine dei 18 mesi il Campidoglio dovrà trovare altri 375 mila euro per finanziare un servizio che altrimenti andrà in malora;
  • nel mondo faremo la solita figura dei romani cialtroni e scoordinati.
Verrebbe da dire: ma ci fate o ci siete?  
Invece di bandire un’unica gara, nell’ambito del Prip, che chieda al vincitore un tot di bici elettriche e un tot tradizionali, tutto a costo zero per il Comune, andate come il più accanito masochista ad infilarvi in problemi senza fine?
Una scemenza del genere non ha bisogno di altri commenti.  
C’è solo da sperare che il bando emesso in questi giorni dall’Agenzia Servizi per la Mobilità vada deserto perché nessun operatore serio deciderebbe di investire in un contesto così confuso, per soli 18 mesi senza la certezza del rinnovo, gestito con una tale improvvisazione e pressapochismo da far impallidire il più accanito sostenitore di questa giunta.
Per parte mia ribadisco quanto ho già scritto il 7 luglio scorso.
Non può reggere un sistema separato di citybike da una parte e di bici elettriche dall’altra, per cui il sistema di mobilità sostenibile va integrato con un mix ottimale che arrivi a calibrare le bici elettriche assieme a quelle tradizionali, all’interno di un sistema che “si parli”. 
Un motivo in più per un sistema di mobilità sostenibile integrato è dato dalla constatazione che il futuro soggetto aggiudicatario del servizio sperimentale di Bike Sharing a pedalata assistita integrato al servizio di Car Sharing non sarà in grado di sostenere anche un servizio di citybike classico, di cui non ha la diretta competenza, mentre viceversa a livello internazionale l’affidamento di un servizio di Bike Sharing integrato anche alla bici a pedalata assistita è stato sempre dato dietro regolare bando di gara a ditte consolidate nel servizio tradizionale di Bike Sharing. 
Se contestualmente andasse in porto l’entrata a regime dopo l’approvazione dei Piani di Localizzazione e l’espletamento dei bandi di gara, compreso quindi anche quello relativo al servizio di Bike Sharing, avremmo paradossalmente da un lato un servizio consolidato di citybike su 350 o 420 ciclostazioni per 10 anni e dall’altro lato un servizio sperimentale di bici a pedalata assistita per soli 18 mesi e molto limitato, per non dire risibile, perché non consentirà ad esempio di andare al lavoro da piazzale di Ponte Milvio a Monte Mario dal momento che le postazioni per le bici elettriche sono solo 6 e tutte collocate nel centro di Roma.  
Non risulta mai successa una cosa simile a livello internazionale, venduta tra l’altro come “sperimentazione”.   
Già il servizio di Bike Sharing precedente, quello che ha lasciato gli scheletri in città, era una “sperimentazione”: ora se ne fa un’altra, quando non c’è più motivo di sperimentare alcunché visto che i sistemi funzionanti nel mondo sono centinaia e il modello anche misto è ormai chiarissimo.  
A questo punto c’è solo da augurarsi che il Comune interrompa quanto prima questa contraddittoria “sperimentazione” che danneggia la sua immagine anziché migliorarla e che ad ogni modo il bando di gara vada deserto per spingere l’Amministrazione Capitolina a maggior ragione a rinunciare a questa “implementazione” che non ha nulla di innovativo.

Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS)

venerdì 19 settembre 2014

PRIP: come dovrebbero essere intesi i futuri lotti con “un’omogeneità economica complessiva”

Pubblichiamo questo articolo ripreso dal nuovo sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi:
http://www.vasroma.it/prip-come-dovrebbero-essere-intesi-i-futuri-lotti-con-unomogeneita-economica-complessiva/

Immagine.Slide copertina 
Con la Deliberazione dell’Assemblea Capitolina n. 50 del 30 luglio 2014 sono state approvate le modifiche ed integrazioni al “Regolamento comunale recante le norme in materia di esposizione della pubblicità e di pubbliche affissioni”, fra le quali c’è l’aggiunta all’articolo 7 del comma 1 Bis dal seguente testo:
Il territorio capitolino viene diviso in massimo dieci lotti che ricomprendono impianti ricadenti proporzionalmente in tutti i municipi, a garanzia di un’omogeneità economica complessiva”.
Si tratta dell’emendamento n. 1286 approvato dalla Commissione Commercio il 29 luglio 2014.
 Immagine.Emendamento n. 1286
Il suddetto emendamento ha ripreso uno dei 15 emendamenti a cui il 1 Luglio 2014 la stessa Commissione Commercio presieduta da Orlando Corsetti aveva subordinato il parere favorevole alla proposta n. 61 della Giunta Capitolina: conteneva in più l’attributo “commerciale“.
Immagine.7° emendamento all'art. 7
Quel 1 luglio il Presidente Orlando Corsetti aveva fatto approvare anche il seguente emendamento all’art. 19, che nel testo ribadiva la “garanzia di una equivalenza commerciale ed economica complessiva”.
 Immagine.emendamento all'art. 19 del Regolamento
Il 1 luglio il Presidente Orlando Corsetti ha fatto approvare contestualmente un analogo emendamento all’art. 19 della Normativa Tecnica di Attuazione del PRIP, che non è stato poi ripresentato e non è stato quindi approvato dall’Assemblea Capitolina.
Immagine.emendamento all'art. 19. png
Il successivo 29 luglio Orlando Corsetti ha fatto riapprovare lo stesso testo riformulato e registrato poi come emendamento n. 1287.
 Immagine.Emendamento n. 525=1287
Ma il giorno seguente l’emendamento è stato riformulato dall’Assessore Marta Leonori a nome della Giunta Capitolina.
 Immagine.Emendamento di Giunta n. 1287
Conseguentemente il testo attualmente vigente, così come pubblicato nella deliberazione dell’Assemblea Capitolina n. 50 del 30 luglio 2014, è il seguente: “Il Piano Regolatore degli impianti e dei mezzi pubblicitari è redatto secondo i criteri di cui all’art. 20 ed è approvato dall’Assemblea Capitolina, previo parere dei Municipi. Il Piano applica i criteri di cui al successivo art. 20 per ciascuna area omogenea del territorio capitolino, di cui al successivo art. 20, comma 1, lett. A). Suddivide, ai fini di cui all’art. 7, comma 2, il territorio comunale in circuiti tali da ricomprendere, per quanto tecnicamente possibile in modo equilibrato, le diverse “aree omogenee” e tipologie stradali di cui all’art. 20, comma 1, lett. A) e B). Il Piano può essere sottoposto all’approvazione dell’Assemblea Capitolina anche per singoli circuiti”.
Dalla disposizione del comma 1 Bis dell’art. 7 derivano i due seguenti obblighi.
1 – Gli impianti pubblicitari che verranno individuati dai Piani di Localizzazione debbono ricadere in tutti e 15 i Municipi in modo proporzionale.  
Si tratta di una “disposizione” che non sarà facile da rispettare, a seconda in particolare di come la si intende e conseguentemente la si applica.
Se applicata ad esempio su tutti i 138.000 mq. di superficie espositiva complessiva prevista dal PRIP, distribuiti in modo uguale su tutti e 15 i Municipi, comporterebbe che in ogni Municipio si debbano avere 9.200 mq. di superficie espositiva, pari quindi in modo uniforme al 6,6 %.
Ma la suddetta percentuale non può essere considerata valida se si tiene conto della diversa superficie territoriale che hanno i 15 Municipi e che è la seguente.
Municipio I – 19,910 km².
Municipio II – 13,672 km².
Municipio III – 97,818 km².
Municipio IV – 49,152 km².
Municipio V – 26,976 km².
Municipio VI – 113,355 km².
Municipio VII – 46,750 km².
Municipio VIII – 47,292 km².
Municipio IX – 183,171 km².
Municipio X – 150,643 km².
Municipio XI – 70,875 km².
Municipio XII – 73,125 km².
Municipio XIII – 68,670 km².
Municipio XIV – 131,283 km².
Municipio XV – 186,705 km².
Ma anche questo criterio non andrebbe bene se si considera che un Municipio, anche malgrado la sua notevole estensione, può avere molto territorio destinato dal PRIP a zona “A”, dove è vietato affiggere impianti pubblicitari: è il caso ad esempio del XV Municipio che ha ben 7.500 mq. ca. ricadenti dentro il Parco di Veio e dentro cui ricadono anche una porzione del Parco di Bracciano-Martignano e la riserva naturale regionale dell’Insugherata.
Ne deriva conseguentemente che bisognerebbe adottare come criterio quello di calcolare oggettivamente per ogni Municipio soltanto la sua superficie territoriale dove è effettivamente possibile l’installazione degli impianti pubblicitari.
Ma quand’anche si arrivasse a calcolare una oggettiva proporzione in termini di superficie territoriale, non si arriverebbe a rispettare alla lettera la disposizione del comma 1 bis dell’art. 7, dal momento che parla di “impianti” e non di superficie territoriale per cui c’é da tener conto che a parità di superficie espositiva complessiva non può corrispondere lo stesso numero di impianti pubblicitari, perché a seconda dei loro formati si possono raggiungere gli stessi mq. complessivi con un numero minore o maggiore di impianti.
Il tentativo di riuscire ad avere uno stesso numero di impianti a parità di superficie espositiva complessiva è reso inoltre oltre modo improbabile, per non dire impossibile, se si considera che i Piani di Localizzazione hanno l’obbligo di individuare le posizioni sul territorio di ogni singolo impianto nel rispetto anche e soprattutto delle distanze minime prescritte dal Codice della Strada in corrispondenza per lo più di incroci, attraversamenti pedonali e segnaletica stradale, che non possono essere uguali da un territorio all’altro di ogni Municipio.
2 – La posizione degli impianti pubblicitari ricadenti in modo proporzionale in ognuno dei 15 Municipi deve garantire comunque un’omogeneità economica complessiva. 
Se i futuri Piani di Localizzazione prescindessero dal suddetto primo obbligo e pianificassero il territorio esclusivamente nel rispetto delle distanze minime prescritte dal Codice della Strada, individuando senza ulteriori disposizioni condizionanti la posizione sul territorio di ogni singolo impianto pubblicitario, si potrebbe allora ottenere una omogeneità economica complessiva stimando il valore commerciale che ogni singolo impianto viene ad assumere in forza della sua rendita di posizione.
Sarebbe molto opportuno che per tale fine il Comune si confronti con le ditte pubblicitarie, chiedendo loro una stima personale di tutti gli impianti pubblicitari che dovranno entrare a far parte dei bandi di gara per lotti ai fini dell’affidamento della loro gestione decennale. 
Grazie alla media delle stime calcolate da più soggetti il Comune potrà quindi operare una opportuna selezione degli impianti pubblicitari, facendo in modo che i futuri lotti territoriali siano composti da un numero anche diverso di impianti ma con un valore economico complessivo uguale e quindi “omogeneo”. 
Ma dalla disposizione del comma 1 dell’art. 19 deriva a sua volta l’obbligo di suddividere il territorio comunale in “circuiti” tali da ricomprendere, per quanto tecnicamente possibile in modo equilibrato, le diverse “aree omogenee” e tipologie stradali. 
C’è da tener presente che fra le modifiche ed integrazioni che sono state apportate al Regolamento comunale recante le norme in materia di esposizione della pubblicità e di pubbliche affissioni” ci sono gli “impianti di pubblica utilità intesi anche come elementi di arredo urbano di pubblica utilità contenenti, in via accessoria, superficie pubblicitaria oppure come impianti pubblicitari collegati e finalizzati al finanziamento di progetti di servizi di pubblica utilità e/o di mobilità alternativa”, quale è per l’appunto il servizio di Bike Sharing: soltanto per gli impianti ed i servizi di pubblica utilità sono stati inseriti come esclusivamente consentiti anche nella Normativa Tecnica di Attuazione del PRIP i due formati da mt. 1,20 x 1,80 e da mt. 3,20 x 2,40 (“solo al di fuori della zona perimetrata ai sensi della deliberazione del Consiglio Comunale n. 609 del 3 aprile 1981”). 
L’obbligo di suddividere il territorio comunale in “circuiti, prescritto dal 1° comma dell’art. 19 del Regolamento, comporta che la società incaricata di redigere i 15 Piani di Localizzazione dovrà impostarli a monte riservando un apposito “circuito” agli impianti e servizi per pubblica utilità, che sarà diverso anche in termini di omogeneità di formati degli impianti quanto meno dal “circuito” dedicato a tutti gli altri formati degli impianti pubblicitari che a loro volta però – sempre in termini di omogeneità di formati – vanno disarticolati in impianti di proprietà privata ed impianti di proprietà comunale (cosiddetti SPQR) che hanno solo i seguenti tipi e formati:
tipo 1.A – Cartello SPQR – formati 200 x 200, 300 x 200;
tipo 1.C – Palina SPQR – formato 100 x 100;
tipo 1.D – Parapedonale SPQR – formato 100 x 70;
tipo 2.B – Palina SPQR con orologio – formato 100 x 70. 
Dal combinato disposto dal comma 1 Bis dell’art. 7 e dal comma 1 dell’art. 19 del Regolamento deriva che la “omogeneità economica complessiva” da garantire ai “lotti che ricomprendono impianti ricadenti proporzionalmente in tutti i municipi” deve concretizzarsi comunque in “circuiti” che ricomprendano,“le diverse ‘aree omogenee’ e tipologie stradali” ma solo “per quanto tecnicamente possibile in modo equilibrato. 
Per ottenere questo la omogeneità economica complessiva” da garantire al tempo stesso solo “per quanto tecnicamente possibile in modo equilibrato va intesa ed è sicuramente raggiungibile tra i “circuiti” dedicati agli impianti di proprietà privata ed agli impianti di proprietà comunale (cosiddetti SPQR), che pur nelle diversità dei formati (stimandone ad ogni modo il valore di mercato di ognuno in collaborazione con le stesse ditte pubblicitarie operanti a Roma) possano e debbano consentire di essere disarticolati in lotti che abbiano lo stesso valore economico complessivo stimato a priori ed evitino così disparità di trattamento tra le ditte del riordino che parteciperanno alla procedura di evidenza pubblica per l’assegnazione della gestione decennale degli impianti SPQR e tutte le ditte in generale (comprese quelle del riordino) che parteciperanno ai bandi di gara per l’assegnazione della gestione decennale degli impianti di proprietà non comunale individuati sempre dai Piani di Localizzazione.  
Ma la stessa “omogeneità economica complessiva” non è garantibile al tempo stesso anche “per quanto tecnicamente possibile in modo equilibrato” riguardo ai “circuiti” dedicati agli impianti di pubblica utilità” che pur nella parità dei due formati di tipo europeo (da mt. 1,20 x 1,80 e da mt. 3,20 x 2,40) possano e debbano consentire di essere disarticolati in due distinti tipi di lotti, uno dei quali riservato esclusivamente al servizio di Bike Sharing e uno o più di uno degli altri ai servizi di elementi di arredo urbano, perché il valore economico complessivo stimato per entrambi i tipi di lotti deve costituire un corrispettivo tale da coprire i costi che comporteranno i rispettivi servizi, lasciando ovviamente anche un congruo margine di guadagno.
Per la determinazione del possibile futuro servizio completo di Bike Sharing è utile il paragone con il bando poi annullato che volle l’allora Assessore all’Ambiente Marco Visconti e che prevedeva la realizzazione di 80 postazioni in cambio del corrispettivo di una pubblicità di 1.500 mq. da sfruttare, equivalente a 347 impianti bifacciali di formato unico da mt. 1,20 x 1,80. 
Il valore stimato complessivo dell’appalto è stato calcolato nel modo seguente.
 Immagine.Stima appalto Visconti
Se dunque si ipotizza di volere un futuro servizio completo di Bike Sharing di 6 volte maggiore, pari quindi a 480 postazioni si dovrebbe riservare come corrispettivo una superficie pubblicitaria complessiva di 9.000 mq., pari ad appena il 6,5% dei complessivi 138.000 mq. previsti dal PRIP, che dovrebbe coprire come corrispettivo il valore stimato complessivo di un appalto di 6 volte maggiore. 
Fra gli impianti ed i servizi di pubblica utilità ci sono anche gli elementi di arredo urbano, per i quali la Giunta Capitolina può ipotizzare di riservare un 3,5% dei complessivi 138.000 mq. previsti dal PRIP, pari a 4.800 mq. circa, per un totale quindi da dedicare agli impianti di pubblica utilità di appena il 10%, pari a 13.800 mq. complessivi.
È di tutta evidenza che proprio per quanto sopra evidenziato il lotto che metterà a gara i 9.000 mq. di impianti pubblicitari da riservare ad un servizio di Bike Sharing di 480 postazioni così come il lotto o i lotti che metteranno a gara i 4.800 mq. circa di impianti pubblicitari da riservare a servizi di elementi di arredo urbano non potranno avere lo stesso valore economico dei lotti che metteranno a gara invece gli impianti pubblicitari di proprietà privata o di proprietà pubblica, di entrambi i quali la superficie espositiva complessiva deve coprire solo le spese del maggior Canone Iniziative Pubblicitarie (CIP) offerto con cui si saranno aggiudicate le gare. 
I suddetti 9.000 mq. dovranno essere distribuiti sul territorio tramite i due soli formati approvati per tale scopo di mt. 1,20 x 1,80 e di mt. 3,20 x 2,40, con la condizione per questi ultimi che vanno collocati al di fuori della zona perimetrata ai sensi della deliberazione del Consiglio Comunale n. 609 del 3 aprile 1981. 
Sempre a differenza degli impianti SPQR, la Giunta Capitolina è chiamata a decidere a monte inoltre le quantità dei complessivi 9.000 mq. da collocare sul territorio nei rispettivi 15 Piani di Localizzazione, tenendo conto soprattutto a tal riguardo che la sfruttamento massimo della pubblicità concessa come corrispettivo si potrà e si dovrà ricavare in particolare dagli impianti collocati nel Centro Storico di Roma e nella Città Storica così come individuata dal P.R.G. (corrispondente agli interi ex Municipi I, II, III e XVII, ed alle porzioni continue dei Municipi IV, IX, XII, XVI e XVIII, oltre che alle porzioni distaccate dei Municipi V, VI, VII, X e XI), perché differentemente non si coprirebbero i costi del servizio da assicurare ed il bando andrebbe deserto. 
A tal ultimo riguardo la Giunta Capitolina dovrebbe dettare come espresso criterio per la redazione dei 15 Piani di Localizzazione di riservare ad esempio il 40-50% dei 9.000 mq. al territorio del Municipio I, un ulteriore 20-30% al territorio dei Municipi limitrofi (più o meno corrispondenti alla Città Storica) ed il rimanente 30-20% al territorio dei rimanenti Municipi, dove collocare in prevalenza se non esclusivamente gli impianti di formato 3,20 x 2,40.

Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS)