mercoledì 11 marzo 2015

Nuovi cartelloni installati dovunque. Doveva essere la svolta ma le cose vanno avanti come piace alla mafia cartellonara. Che succede?

Pubblichiamo questo articolo ripreso dal blog "Roma fa schifo": 
http://www.romafaschifo.com/2015/03/nuovi-cartelloni-installati-dovunque.html

Corso Trieste - ottobre 2014/marzo 2015

Corso Trieste - ottobre 2014/marzo 2015

Corso Trieste - novembre2011/marzo 2015

Corso Trieste - ottobre 2014/marzo 2015

Via del Porto Fluviale - ottobre 2014/marzo 2015

Via Radicofani - giugno 2014/marzo 2015

Viale Eritrea - maggio 2014/marzo 2015

Viale Eritrea - maggio 2014/marzo 2015

Via Cristoforo Colombo - ottobre 2014/marzo 2015

Cosa succede nel torbidissimo mondo della cartellopoli romana? A che punto è la battaglia che questo blog, il blog Cartellopoli e tanti altri blog amici stanno portando avanti da esattamente cinque anni?
La scorsa estate l'Assemblea Capitolina ha approvato quel piano regolatore degli impianti pubblicitari che la città aspettava da decenni e che decenni era legge. Da quel momento è dunque pacifico che la città verrà divisa in porzioni, che la attuali concessioni alla pletora di operatori che hanno stuprato Roma scadranno e che si procederà ad una ripartizione e a delle regolari gare pubbliche, con l'obbiettivo di avere più decoro, di fare più soldi e di avere più servizi per la città (bike-sharing in primis, ma anche ad esempio toilette pubbliche). 
Il punto è quando e come. 

Le concessioni nel frattempo sono scadute il 31 dicembre del 2014. Ciò nonostante le ditte non sembrano essersi scoraggiate e proprio negli ultimi giorni - le segnalazioni che riceviamo sono davvero molteplici - c'è un escalation di installazioni da far paura. Da tutte le parti della città e soprattutto ad opera delle peggiori società criminali della cartellopoli romana. Sempre le stesse, sempre loro, sempre le più fuorilegge. 
Come è possibile, ci si domanda, che avendo le concessioni scadute da due mesi e avendo la prospettiva di bandi di gara dopo l'estate (l'assessore Marta Leonori appare tra l'altro molto determinata e molto chiara) queste dittuncole investano su nuovi e costosi impianti? E come è possibile che abbiano ancora clienti che ne comprano gli spazi? 

Forse perché nessuno crede che le cose cambino per davvero? Forse perché si tratta di vecchie richieste di ricollocazione che vengono palesate oggi? Magari, si, ma resta la questione inspiegabile degli investimenti. Eppure i pronunciamenti del TAR sono stati contrari alla mafia cartellonara e pare che si vada nella direzione di una autentica svolta. Svolta che - e questo spiegherebbe la relativa sfacciataggine delle ditte - potrebbe tuttavia essere vanificata dal lavoro degli uffici (AequaRoma, ma su input politico-amministrativo, ovviamente) che stanno compilando i 15 piani di localizzazione, uno per ogni municipio. Il primo modello, relativo all'iper-cartellonato municipio VII (da Porta San Giovanni a Cinecittà) lascia davvero molto perplessi: i circuiti pubblicitari che dovranno portare ai servizi a grande valore aggiunto come arredo urbano, toilette pubbliche, bike-sharing, che sono molto costosi e necessitano di investimenti enormi anche in termini di manutenzione, sono mescolati agli altri circuiti. Così sulle strade del Municipio, mettiamo Via Appia, gli impianti che finanzieranno il bike-sharing saranno collocati in un caos visivo in cui ci saranno anche altri impianti, impianti SPQR, impianti di pubbliche affissioni. L'inquinamento visivo non si risolve, il caos rimane, i servizi a valore aggiunto non sono sostenibili (rischio enorme di gare deserte, nella speranza che questo non sia l'auspicio di qualcuno...) e il Comune non aumenta i suoi introiti e i servizi che eroga. 

Insomma, per capirci, su Piazza dei Re di Roma una inserzione di qualità, gestita dalla società che opererà il bike-sharing, magari di Gucci o di Maserati, avrà a pochissima distanza un impianto roman-style con magari la pubblicità del negozio che ripara le chiusure lampo dei pantaloni, del dentista dietro l'angolo o del sexy shop (questo il livello delle inserzioni romane, l'unica città al mondo dove si utilizza la pubblicità esterna per fare pubblicità locale, magari col ditone che indica la direzione da seguire per raggiungere l'esercizio commerciale in questione). Ovviamente inaccettabile per tutti, a partire dai grandi investitori della pubblicità esterna che continueranno a disertare Roma come fanno da decenni: la pubblicità esterna al contrario deve essere pochissima, di altissima qualità, e generare servizi per la città. Così accade in tutte le città occidentali nessuna esclusa. Se esiste un altro posto al mondo dove l'advertising outdoor è gestito come a Roma, beh, segnalatecelo.

Si è parlato a lungo del Modello Parigi, ma poi l'area di esclusiva che viene assegnata ai vari livelli di mercato non si è palesata nelle tavole presentate a fine febbraio. Uno smacco vero e proprio che se non si correggerà vanificherà i passaggi storici che l'amministrazione ha fatto fino ad oggi. La Giunta Marino, insomma, ancora una volta si troverà a perdersi in un bicchier d'acqua, un vero peccato ed una occasione perduta per la città che la metà basta. 

Piazza della Radio - maggio 2014/marzo 2015

Piazza della Radio - maggio 2014/marzo 2015

Via Pacinotti - ottobre 2014/marzo 2015

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