mercoledì 26 agosto 2015

Perché dopo un anno dal Piano Regolatore i cartelloni stanno tutti ancora lì? Ecco come Roma distrugge se stessa. Per gli interessi di chi?

Pubblichiamo questo articolo ripreso dal blog "Roma fa schifo":
http://www.romafaschifo.com/2015/08/perche-dopo-un-anno-dal-piano.html
"Cari amici di Roma fa Schifo, esattamente un anno fa seguii con passione il gran can can che faceste sull'approvazione del Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari. Grazie a tutto quel casino il Piano venne approvato, ma come mai poi non se n'è saputo più niente? Come mai i cartelloni sono tutti ancora lì? Come mai non si sono svolti i bandi internazionali rispetto ai quali ci avete fatto una capa tanta per anni?".

Bella domanda. Che ci dà modo di spiegare cosa sta succedendo. Perché dietro ai tempi estenuanti con i quali sta andando avanti la grande riforma della pubblicità esterna a Roma (ricordiamo che siamo al medioevo mentre tutte le città del mondo e d'Italia sono nel futuro, e ci stiamo solo perché negli anni passati si è deciso di favorire il racket che c'è dietro questo settore con decine di ditte infiltrate dalle mafie) c'è qualcosa di molto più schifoso di quanto si possa immaginarsi.

La procedura, dopo l'approvazione del Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari (PRIP) la scorsa estate, prevedeva tutta una serie di attività che - ovviamente, siamo in Italia - sono state in primis rallentate dai ricorsi al TAR. Per fortuna i ricorsi sono stati persi dalle ditte che li hanno intentati (anche se un nuovo pronunciamento ci sarà ad ottobre) e allora si è andati avanti a produrre, per ogni Municipio, dei Piani di Localizzazione, nel frattempo il Comune si è quasi fatto convincere a sperimentare alcune modalità cadendo per un pelo nelle trappolette delle ditte. Gli step dovevano comunque essere: redazione dei Piani di Localizzazione (15, uno per ogni Municipio. Il primo ad essere stato presentato in anteprima fu a febbraio il VII) > la loro presentazione agli uffici competenti > la presentazione alla città > un passaggio istituzionale (approvazione in Consiglio? In Giunta?) definitivo > l'indizione dei bandi internazionali che avrebbero portato - speriamo - ditte internazionali e serie a gestire un settore molto particolare, specifico e delicato che le dittuncole cafone romane si sono rivelate inadatte (ed è un eufemismo) a gestire.

Cosa è successo? E' successo che il processo si è arenato al primo step. I 15 Piani sono stati redatti da Aequa Roma, ma una volta inviate agli uffici (leggasi soprintendenze) per un avallo formale, hanno ricevuto centinaia e centinaia di osservazioni. 

Le stesse soprintendenze che hanno taciuto, per trent'anni, quando la città (e gran parte delle aree tutelate, monumentali, archeologiche) veniva ricoperta di impianti di ogni forma e ogni colore gestiti sovente dalla criminalità, ora fanno il pelo e il contropelo alla proposta del Comune di riformare il settore, rallentando la procedura, facendo perdere all'amministrazione una montagna di soldi, rinforzando le ditte e il loro potere contrattuale in sede di ricorso. Uno scandalo in piena regola. Che diventa uno scandalo allucinante (ma, tranquilli, i giornali della città non ne parlano) se si pensa che tra gli uffici che dovrebbero "tutelare" i beni culturali, quello che più di ogni altro ha avuto da ridire è stata la Sovrintendenza Capitolina. Non quella Monumentale, non quella Archeologica che anzi si è comportata in maniera molto corretta, no: quella Capitolina. La Sovrintendenza Comunale, quella retta da Claudio Parisi Presicce, che è di fatto un ufficio del Comune, un organo dell'Assessorato alla Cultura, assimilabile ad un Dipartimento di Roma Capitale.
Insomma è la città che si fa male da sola. Che si umilia da sola. Che si mette i bastoni tra le ruote da sola. L'assessorato al Commercio e il Dipartimento delle Attività Produttive cercano di riformare un settore terrificante dopo decenni di crimine e abusivismo rispetto al quale tutti si sono voltati dall'altra parte, e proprio ora tutti si svegliano: stiamo parlando di qualcosa come 800 pagine di osservazioni. Equivalgono a quelle operazioni Calderoli Style fatte in Parlamento per bloccare qualche riforma utile ma scomoda con tonnellate e tonnellate di emendamenti. Ed è il Comune che sevizia se stesso, ripetiamolo. Si potrà dire: ma la Sovrintendenza semplicemente applica la legge e fa notare se determinati impianti non possono stare in un certo luogo. Già, ma a parte che certi impianti in "quel luogo" ci stavano da anni senza che nessuno abbia detto nulla, solo che prima ci stavano nel caos, ora ci stanno in un disegno strategico di riforma. Ma poi non è solo questo: il documento riporta tutta una serie di interpretazioni, deduzioni e chili&chili di mancanza di elasticità.

Risultato? Questo scherzo potrebbe rendere tutta l'operazione infattibile. I lotti che poi verranno messi a gara potrebbero risultare non appetibili dal punto di vista commerciale, le gare insomma potrebbero andare deserte o non consentire al Comune di chiedere in cambio i servizi che in tutto il mondo si ricavano dalla valorizzazione della pubblicità esterna (arredo urbano, bike-sharing, toilette, mappe, ma soprattutto un sacco di soldi per l'amministrazione che ne ha bisogno) e l'operazione di riforma potrebbe andare a farsi benedire facendo restare tutto com'è. Magari qualcuno dentro determinati uffici capitolini mira proprio a questo...

4 commenti:

  1. Ai fini di una corretta informazione faccio anzitutto sapere che i 15 Piani di Localizzazione vanno adottati ed approvati dalla Giunta Capitolina e non dal Consiglio Comunale, rispettando la seguente procedura:
    - consegna da parte della S.p.A. “Aequa Roma” degli elaborati grafici relativi a tutti e 15 i Piani di Localizzazione (è avvenuta il 30 marzo 2015);
    - acquisizione dei pareri delle 3 Soprintendenze interessate sui 15 Piani di Localizzazione, avvenuta tramite indizione di 6 Conferenze dei Servizi a partire dal 14 aprile 2015 per finire il 13 luglio 2015 (data ultima dei 90 giorni previsti dalla legge n. 241/1990 in cui sono stati consegnati i pareri espressi);
    - modifiche ed integrazioni a tutti i 15 Piani di Localizzazione, in recepimento dei pareri espressi dalle 3 Soprintendenze interessate (tuttora in corso da parte della S.p.A. “Aequa Roma”);
    - approvazione della Giunta Capitolina della “proposta” dei 15 Piani di Localizzazione, così come modificati ed integrati;
    - acquisizione dei pareri dei Consigli dei 15 Municipi sui Piani di Localizzazione, tenendo conto anche delle osservazioni presentate da cittadini, comitati e associazioni;
    - controdeduzioni della Giunta Capitolina alle osservazioni ed ai pareri dei Consigli dei 15 Municipi e contestuale approvazione definitiva dei Piani di Localizzazione.
    Ho chiesto ed ottenuto copia dei pareri espressi dalle 3 Soprintendenze interessate con rispettive note consegnate il 13 luglio 2015, dal cui primo sommario esame si evince quanto segue:
    - la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali ha consegnato 401 fogli in formato excel contenenti i singoli pareri su 15.3016 ubicazioni di impianti relativi ai 15 Municipi;
    - la Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Roma ha consegnato a sua volta 467 tabelle excel contenenti i singoli pareri relativi a tutti e 15 i Piani di Localizzazione;
    - la Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l’Area Archeologica di Roma ha dal canto suo consegnato 21 fogli in formato excel contenenti i pareri relativi a tutti e 15 i Piani di Localizzazione.
    I pareri acquisiti sono riportati quindi in un numero totale di 889 fogli in formato excel, ben più delle 800 pagine di “osservazioni” citate nell’articolo.
    (continua nel commento successivo)

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  2. (seguito del commento precedente)
    Sempre da un primo esame, ancora non analiticamente approfondito, emerge che tutte e tre le suddette Soprintendenze sono andate oltre le strette competenze loro assegnate per legge, secondo cui spetta ad ognuna il compito specifico di esprimere un parere “cogente” esclusivamente sulle aree soggette a vincolo archeologico o storico-monumentale oppure a vincolo paesaggistico e NON ANCHE SUL RIMANENTE TERRITORIO COMUNALE NON VINCOLATO, su cui hanno invece voluto ugualmente pronunciarsi in evidente eccesso di potere non consentito, arrivando a chiedere di eliminare impianti pubblicitari, sembra addirittura per più di 20.000 mq. di superficie espositiva complessiva.
    In recepimento della normativa vigente in materia (art. 49 e 153 del D.Lgs. n. 42/2004 con cui è stato emanato il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio”), ai sensi del 2° comma dell’art. 32 delle Norme Tecniche di Attuazione del PRIP, prima della approvazione da parte della Giunta Capitolina della proposta dei 15 Piani di Localizzazione, occorre acquisire “il parere vincolante dei relativi enti tutori competenti per territorio” solo “qualora nell’area interessata dal piano di localizzazione siano presenti beni paesaggistici e culturali”.
    Ne deriva che il “parere vincolante” da acquisire doveva riguardare esclusivamente le aree in cui siano presenti “beni paesaggistici e culturali”.
    (continua nel commento successivo)

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  3. (seguito del commento precedente)
    La normativa vigente in materia riconosce sul piano tecnico-giuridico valore cogente e vincolante (quindi obbligatoriamente da rispettare) soltanto ai “pareri” riguardanti impianti pubblicitari posizionati in zone vincolate, mentre attribuisce un mero valore di “proposta” e di “indirizzo” (senza pertanto alcun obbligo di rispetto da parte del Comune) a tutti quei “pareri” che sono stati voluti dare in modo del tutto discrezionale riguardo anche agli impianti posizionati nei piani di localizzazione in aree non soggette alcun tipo di vincolo.
    È quindi opportuno a questo punto che l’Assessore Leonori dia alla S.p.A. “Aequa Roma” un indirizzo che in termini solo di “metodo” faccia capire chiaramente che cosa sia oggettivamente obbligata a recepire riguardo ai “pareri” espressi, modificando ed integrando conseguentemente tutti e 15 i Piani di Localizzazione, per consentire poi alla Giunta Capitolina di approvare una “proposta” da trasmettere ai Municipi che consenta una superficie espositiva complessiva tale da poter essere messa a gara tramite 10 lotti tutti ancora economicamente appetibili.






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  4. Sempre per correttezza debbo precisare che le informazioni da me fornite nel commento del 27 agosto mi sono state date per le vie brevi all’atto della richiesta di accesso agli atti, che mi è stata dichiarata accolta quel giorno ma che ho dovuto perfezionare stamattina.

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