giovedì 3 marzo 2016

Articoli sull’accordo A.I.P.E. – Clear Channel: richiesta di rettifica ed alcune considerazioni da AIPE

Pubblichiamo questo articolo ripreso dal sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi:
http://www.vasroma.it/articoli-sullaccordo-a-i-p-e-clear-channel-richiesta-di-rettifica-ed-alcune-considerazioni-da-aipe/


Bike MI

Il 24 febbraio 2016 sul sito “Diario Romano” è stato pubblicato un articolo a firma di Filippo Guardascione dal titolo «Sospesa la partecipazione popolare sulla riforma cartelloni. Tronca si sbrighi ad ottemperare al Tar», che alla fine dava anche notizia di un accordo per una proposta di bike sharing siglato da A.I.P.E. (Associazione Imprese Pubblicità Esterna) e Clear Channel. (vedi http://www.diarioromano.it/sospesa-la-partecipazione-popolare-sulla-riforma-cartelloni-tronca-si-sbrighi-ad-ottemperare-al-tar/)
Al suddetto accordo il successivo 29 febbraio ho dedicato anch’io un articolo dal titolo «Il sorprendente “accordo” siglato da A.I.P.E. e CLEAR CHANNEL per un servizio “gratuito” di bike-sharing a Roma», pubblicato su questo stesso sito (vedi http://www.vasroma.it/il-sorprendente-accordo-siglato-da-a-i-p-e-e-clear-channel-per-un-servizio-gratuito-di-bike-sharing-a-roma/).
Il 2 marzo 2016 l’Avv. Ettore Corsale nella qualifica di Direttore di A.I.P.E. ha trasmesso per posta elettronica al portavoce della associazione “Bastacartelloni” Dott. Filippo Guardascione un messaggio che ha per oggetto la «Richiesta di rettifica dell’articolo 24/2/2016 ed alcune considerazioni da AIPE».
Il messaggio inizia nel modo seguente: «Considerato quanto pubblicato sui siti Diario Romano e VAS (circolo territoriale di Roma) rispettivamente a firma di Filippo Guardascione e Rodolfo Bosi  in merito alla proposta fatta da AIPE e Clear Channel a Roma Capitale con riferimento all’attivazione del Servizio del Bike Sharing si chiede di voler immediatamente rettificare i commenti ivi articolati poiché gravemente lesivi dell’onorabilità delle persone, delle associazioni e delle aziende ivi citate.»
Il messaggio di posta elettronica chiede la rettifica soltanto dell’articolo di Filippo Guardascione e non anche dell’articolo del sottoscritto, che però viene chiamato direttamente in causa ed accomunato nella accusa di diffamazione.
L’Avv. Ettore Corsale non ha ritenuto di trasmettere anche al sottoscritto, se non altro per conoscenza, lo stesso messaggio di posta elettronica, di cui sono stato invece messo al corrente dal Dott. Filippo Guardascione.
Benché non mi sia stato espressamente richiesto, ritengo comunque doveroso pubblicare il testo della richiesta di rettifica, non solo perché già pubblicato sul sito “Diario Romano” (vedi http://www.diarioromano.it/richiesta-di-rettifica-e-alcune-considerazioni-da-aipe/), ma anche e soprattutto per il pieno rispetto di quanto prescrive al riguardo la seguente normativa vigente in materia. 
L’art. 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (2000/C 364/01) all’ultimo periodo del 3° comma dispone testualmente che «ogni individuo ha il diritto di accedere ai dati raccolti che lo riguardano e di ottenerne la rettifica».
Anche la lettera b) dell’art. 12 della Direttiva 95/46/CE stabilisce che «gli Stati membri garantiscono a qualsiasi persona interessata il diritto di ottenere dal responsabile del trattamento: … b) a seconda dei casi, la rettifica, la cancellazione o il congelamento dei dati il cui trattamento non è conforme alle disposizioni della presente direttiva, in particolare a causa del carattere incompleto o inesatto dei dati
La lettera a) del 3° comma dell’art. 7 del D. Lgs. n. 196/2003 (relativo l “Codice in materia di protezione dei dati personali”) ribadisce che «l’interessato ha diritto di ottenere: a) l’aggiornamento, la rettificazione ovvero, quando vi ha interesse, l’integrazione dei dati».
Immagine.logo AIPE.1

Richiesta di rettifica dell’articolo 24/2/2016 ed alcune considerazioni da AIPE

Considerato quanto pubblicato sui siti Diario Romano e VAS (circolo territoriale di Roma) rispettivamente a firma di Filippo Guardascione e Rodolfo Bosi  in merito alla proposta fatta da AIPE e Clear Channel a Roma Capitale con riferimento all’attivazione del Servizio del Bike Sharing si chiede di voler immediatamente rettificare i commenti ivi articolati poiché gravemente lesivi dell’onorabilità delle persone, delle associazioni e delle aziende ivi citate.
In primo luogo si evidenzia che la proposta fatta all’attuale Commissario Straordinario di Roma Capitale non è né un regalo né un tranello.
È una proposta legittima che il Commissario farebbe bene a vagliare attentamente, proveniente da concessionarie dell’amministrazione serie e garantite.
Come al solito si è persa un’ulteriore occasione per distinguere il commento, che la correttezza vorrebbe serio e distaccato (non urlato e diffamante) dalla notizia.
Se il servizio del Bike sharing deve essere attivato grazie ai finanziamenti della pubblicità non vediamo per quale motivo una proposta che va in questa direzione debba essere accolta in questo modo da chi dovrebbe essere disinteressato al mondo delle concessionarie di pubblicità ma, al contrario, interessato al buon esito del procedimento che porterà all’attivazione del servizio.
La proposta di AIPE e Clear Channel non è limitata alla possibilità di offrire il servizio con il presente assetto ma potrebbe anche trasformarsi in ATI un domani che sarà pubblicato il bando.
Anche il numero di stazioni proposte non è casuale.
Da quanto appreso dall’allora Assessore Leonori 80 era il numero di stazioni per il quale era già stato fatto gran parte dell’iter autorizzatorio.
Non è dato comprendere per quale motivo si parli di regalo da respingere.
Si tratta di una proposta, eventualmente di un regalo alla città, non certo un regalo al dirigente di turno.
Né di regalo si parla nella proposta sottoscritta. 
Noi riteniamo che il piano proposto dalla Giunta Marino sia inefficace perché la stragrande maggioranza delle posizioni individuate o non sono collocabili in quanto in contrasto con il Codice della Strada o sono prive di qualsiasi valenza commerciale.
Se si approverà il Piano così come predisposto si riuscirà forse ad aggiudicare il solo lotto del bike sharing, ma a carissimo prezzo.
Infatti gli altri circuiti disegnati dai piani della giunta Marino sono assolutamente privi di qualsiasi appetibilità.
Inoltre lo stesso circuito del bike sharing, una volta assegnato non potrà essere collocato completamente.
Infatti anche molte posizioni scelte per questo circuito non sono attuabili, con la conseguenza che chi vincerà la gara, per fornire il servizio chiederà altre superfici o soldi pubblici, come successo altrove.
Riteniamo che o si mette mano seriamente al lavoro di Aequaroma e si disegnano dei Piani attuabili, oppure nessun bando di gara potrà essere assegnato.
Siamo pertanto disponibili e ansiosi di poter esprimere ad un qualsiasi tavolo tecnico di confronto, se possibile costruttivo, i nostri dubbi e le nostre proposte perché il futuro assetto della pubblicità sia in primo luogo più snello (meno impianti), di maggiore qualità (impianti belli e moderni, non quel prototipo orrendo scelto dal Comune, che neppure rispetta i parametri minimi di resistenza al vento), ma soprattutto concorrenziale (aperto a più operatori e non ad un unico monopolista).
La vera domanda però è un’altra.
Anche Clear Channel è ormai entrata nel mirino dei vari commentatori.
Pertanto il cerchio si è ormai chiuso.
Il suo bersaglio di questo ed altri blog sono tutte le ditte italiane (non risulta a chi scrive che ne abbia risparmiata alcuna delle “dittucole nazionali”) ed ora anche la multinazionale americana.
Rimane fuori una sola azienda che, peraltro, è l’unica concessionaria a non aver fatto ricorso contro il regolamento, a non aver partecipato a nessuno (tranne uno) degli incontri presso i municipi, a non aver mai partecipato alle riunioni preparatorie del PRIP presso la Commissione Commercio allora presieduta da Corsetti.
Insomma a sembrare completamente soddisfatta ed appagata da quanto fatto dalla Giunta Marino.
Non è dato comprendere a cosa sia dovuta tale unità d’intenti.
Evidentemente è un caso.
A nostro parere, come già dichiarato e fatto presente al Commissario, se è intenzione di quest’amministrazione veramente dare corso al programma di riforma del settore questa sarebbe l’occasione per mettere mano a PRIP e Piani in modo da renderli attuabili e tali da fornire un nuovo positivo assetto e non da premiare solo chi vincerà il lotto del Bike sharing, magari con altri metri quadri non pianificati in giro per la città.
Ma questo non sembra proprio l’obiettivo del mondo che si oppone con tanta virulenza alla quasi totalità del settore della pubblicità.
A quel mondo (blog vari, associazioni ambientaliste ecc.) sembra interessi solamente chiudere al più presto, qualsiasi sia il risultato, per fare fuori le concessionarie romane e italiane (cui recentemente si è aggiunta anche una delle due multinazionali del settore).
La nostra associazione e le aziende che ne fanno parte hanno preso di petto questa riforma non già perché non sia auspicabile un cambiamento della situazione ma solo perché il piano proposto risulta inattuabile, errato, frutto di evidente difetto di istruttoria.
Da tante parti si sono levate critiche ai piani presentati nei municipi.
Non si capisce perché oggi che c’è l’occasione di rendere i progetti di pianificazione almeno degni del nome che portano (piani) ci si spertica a tirare per la giacchetta il Commissario per fargli mettere una toppa destinata a durare molto poco.
Allora lo si dica chiaramente: il problema non sono i piani, l’assetto cittadino e il decoro ma l’esistenza di aziende che vorrebbero continuare a lavorare, per di più in un contesto di concorrenza.
Sembra una sete di vendetta che riteniamo indirizzata nella direzione sbagliata.
Infatti le aziende che in questi anni non hanno usato impianti abusivi e hanno subito la concorrenza sleale di abusivi e non paganti, quali sono le aziende aderenti ad AIPE, hanno subito un grave danno dalla mancata chiusura del procedimento di riordino, atteso da almeno quindici anni, perché ci si aspettava che da quella data avrebbero potuto lavorare in un contesto migliore.
Se si è arrivati a questo punto la maggiore responsabilità non è di chi ha cercato legittimamente di sopravvivere ma di chi avrebbe dovuto amministrare correttamente e non lo ha fatto per anni, salvo poi decidere di azzerare il settore e ripartire daccapo, scelta che non condividiamo.

Il direttore di AIPE
Ettore Corsale

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Ritengo doveroso pubblicare la mia replica, anche perché condivisa dalla associazione “Bastacartelloni” e già pubblicata sul sito “Diario Romano” (vedi http://www.diarioromano.it/lettera-dellaipe-la-replica-dellassociazione-vas/).

Loghi messi assieme

La richiesta di rettifica è riferita anche a quanto pubblicato sul sito “VAS (circolo territoriale di Roma)” e chiama in causa direttamente anche «Rodolfo Bosi  in merito alla proposta fatta da AIPE e Clear Channel a Roma Capitale», a cui però il Dott. Ettore Corsale non ha ritenuto di trasmettere nulla.
L’art. 21 della Costituzione dà il pieno diritto di cronaca e di critica a condizione che siano sempre rispettati tre presupposti: la verità del fatto, l’interesse sociale (pertinenza) e la correttezza formale del linguaggio (continenza).
Nel caso specifico la verità del fatto è inconfutabilmente dimostrata dal comunicato pubblicato sul sito www.esterniamo.it, espressamente richiamato nell’articolo tanto di Diario Romano del 24 febbraio 2016 quanto del Circolo Territoriale di Roma di VAS del 28 febbraio 2016.
Non c’è ugualmente da dimostrare l’indubbio l’interesse sociale che riveste l’accordo siglato tra A.I.P.E. e CLEAR CHANNEL e fatto conoscere il giorno dopo la pubblicazione della sentenza del TAR del Lazio n. 2283 del 22 febbraio 2016, per giunta nel momento in cui si stavano finendo di svolgere gli incontri pubblici sui Piani di Localizzazione a diversi dei quali hanno partecipato a nome dell’A.I.P.E. tanto la Presidente Daniela Aga Rossi quanto il Direttore Dott. Ettore Corsale: ne deriva conseguentemente la piena pertinenza a dedicare due articoli distinti ad un accordo di cui, per stessa ammissione del Dott. Ettore Corsale, è poi avvenuta la presentazione al Commissario Straordinario del «progetto congiunto per fornire il servizio di bike-sharing nella città di Roma».
Per quanto riguarda infine la correttezza formale del linguaggio e la sua conseguente ed obbligatoria continenza va fatto anzitutto presente che né nell’articolo pubblicato sul sito Diario Romano né su quello pubblicato sul sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS sono state scritte espressioni come “tranello” o “dittucole nazionali“.
Va messo in evidenza in secondo luogo che la correttezza del giudizio relativo al passo dell’articolo pubblicato sul sito Diario Romano secondo cui «la notizia è ottima se la si legge nella direzione di un nuovo consorzio di imprese che intenda partecipare al bando di gara che verrà indetto alla conclusione del processo di riforma dei cartelloni” è stata riconosciuta dallo stesso Dott. Ettore Corsale nel preciso momento che anche lui ammette che «la proposta di AIPE e Clear Channel non è limitata alla possibilità di offrire il servizio con il presente assetto ma potrebbe anche trasformarsi in ATI un domani che sarà pubblicato il bando»: una tale ammissione tradisce peraltro una contraddizione logica in termini, perché al futuro bando di gara si dovrà partecipare rispettando le condizioni che vi verranno richieste e che non possono essere oggi conosciute, per cui non si capisce per quali ragioni si debba anticipare oggi la trasformazione di una proposta in “Associazione Temporanea di Imprese” (ATI). 
Si mette ancor più in risalto che l’altro passo dell’articolo pubblicato sul sito Diario Romano secondo cui, nel caso opposto, «se invece si tratta solo di un’offerta avanzata al Comune di Roma nelle more della conclusione della riforma, va respinta come un funzionario integerrimo dovrebbe respingere un regalo che gli venisse consegnato da un proprio appaltatore» ha utilizzato un paragone per far capire meglio come l’Amministrazione Capitolina non possa nella maniera più assoluta accogliere, anche volendo, una proposta di «un servizio … che sarà realizzato sia con biciclette tradizionali e sia con quelle dotate di meccanismo a pedalata assistita, finanziate dagli impianti degli associati AIPE e di Clear Channel”, di cui si vorrebbe quindi una proroga delle concessioni che come sancito dal TAR sono scadute invece dal 31 dicembre 2014, per di più senza alcun bando di gara, «in totale violazione del rispetto della Direttiva 2004/18/CE sulla libera concorrenza e del D. Lgs. n. 163 del 12 aprile 2006 che l’ha recepita e quindi in totale disparità di trattamento» come è stato messo in evidenza nell’articolo pubblicato sul sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS.  
Nel suddetto paragone si può e si deve quindi ravvisare la precisa volontà di far capire con un concetto efficace l’assoluta impossibilità da parte dell’Amministrazione Capitolina di accogliere una proposta presentata al di fuori della normativa vigente in materia e non certo l’intenzione diffamatoria che vi si è voluta invece ravvisare di un tentativo di corruzione.
La stessa assoluta impossibilità motiva la seguente conclusione che il Dott. Arch. Rodolfo Bosi ha voluto dare all’articolo pubblicato sul sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS: «L’Associazione di categoria A.I.P.E. e la ditta CLEAR CHANNEL dovrebbero una volta per tutte capire che le “regole” non possono dettarle loro con “offerte” improponibili, per non dire offensive della legalità, e che questo “accordo” siglato fra di loro potrà tutt’al più essere utile per partecipare al futuro ed inevitabile bando di gara per l’assegnazione delle concessioni per nuovi impianti di Bike Sharing e non certo per la proroga sine die di concessioni degli impianti del riordino ormai definitivamente scadute, accettando tutta la disciplina di una concorrenza leale e senza colpi bassi.»
Non si ritiene in conclusione che, oltre alle suddette precisazioni, si debba «immediatamente rettificare i commenti ivi articolati poiché gravemente lesivi dell’onorabilità delle persone, delle associazioni e delle aziende ivi citate», anche perché i nomi e cognomi citati sono solo quelli riportati soltanto nell’articolo pubblicato sul sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS, che sono riferiti a chi ha partecipato oggettivamente a più di un incontro pubblico sui Piani di Localizzazione, nonché all’Avv. Ettore Corsale che altrettanto oggettivamente ha rappresentato l’associazione di categoria e le ditte che hanno fatto ricorso al TAR.
Nel presupposto del rispetto sempre della verità del fatto non si può ritenere corretta l’accusa che è stata scopertamente portata affermando che «il cerchio si è ormai chiuso» come risposta data alla domanda sul perché «anche Clear Channel è ormai entrata nel mirino dei vari commentatori» e ci sia ad ogni modo «una sete di vendetta che riteniamo indirizzata nella direzione sbagliata».
Riteniamo non rispondente al vero e del tutto strumentale, se non addirittura diffamatoria, l’affermazione secondo cui «rimane fuori una sola azienda che, peraltro, è l’unica concessionaria a non aver fatto ricorso contro il regolamento, a non aver partecipato a nessuno (tranne uno) degli incontri presso i municipi, a non aver mai partecipato alle riunioni preparatorie del PRIP presso la Commissione Commercio allora presieduta da Corsetti
Senza dovere prendere le difese di nessuno, si può comunque affermare con assoluta oggettività che a fare ricorso contro il nuovo Regolamento di Pubblicità (ed anche contro il PRIP) non sono state tutte le aziende operanti a Roma né tutte le associazioni di categoria, come ad esempio l’A.A.P.I., e si può sostenere con altrettanta oggettività che «l’unica concessionaria a non aver fatto ricorso contro il regolamento» ha fatto comunque bene, visto che la Seconda Sezione del TAR del Lazio con la sentenza n. 2283/2016 ha rigettato proprio tutte le censure portate contro il nuovo Regolamento di Pubblicità in generale ed in particolare contro la scadenza del 31 dicembre 2014.
Non risponde al vero l’accusa che questa sola azienda sia stata l’unica a non aver partecipato «a nessuno (tranne uno) degli incontri presso i municipi», dal momento che a tutti i 13 incontri pubblici fin qui svolti non hanno mai partecipato né le associazioni di categoria A.A.P.I., I.R.P.A. e S.P.A.R. né la totalità delle ditte da loro rappresentate, ad eccezione proprio di CLEAR CHANNEL.
Non risponde al vero nemmeno l’accusa portata ossessivamente a quest’unica azienda di «non aver mai partecipato alle riunioni preparatorie del PRIP presso la Commissione Commercio allora presieduta da Corsetti», dal momento che era presente alla riunione congiunta tra Commissione Commercio e Commissione Bilancio che si è tenuta il 1 luglio del 2014.
Siamo in conclusione anche noi disponibili ad un «tavolo tecnico di confronto», che abbiamo peraltro già avuto modo di tenere per ben due volte (il 28 maggio 2013 ed il 12 novembre 2013), ma alla imprescindibile condizione di cercare di concordare congiuntamente tutte le possibili modifiche ed integrazioni utili a migliorare i Piani di Localizzazione in modo da consentire una convenienza economica ed una conseguente appetibilità a tutti i futuri bandi di gara.
Dichiariamo fin d’ora tutta la nostra indisponibilità invece ad un confronto che non solo sia mirato a far rifare ex novo i Piani di Localizzazione, ma che parta anche e soprattutto dalla dichiarata convinzione che sia del tutto inutile sperticarsi «a tirare per la giacchetta il Commissario per fargli mettere una toppa destinata a durare molto poco».
La “toppa” di cui si parla è la richiesta fatta a Tronca dalle associazioni VAS, Bastacartelloni e Cittadinanzattiva di voler ottemperare alla sentenza del TAR con una deliberazione assunta nelle veci dell’Assemblea Capitolina che non è di certo «destinata a durare molto poco» (quand’anche impugnata al TAR): non può quindi assumere nella maniera più assoluta il significato di voler «tirare per la giacchetta il Commissario», specie in un momento in cui è stata caso mai proprio la CLEAR CHANNEL a chiedere un incontro con lui. (vedi http://www.vasroma.it/ooh-roma-clear-channel-chiede-un-incontro-con-tronca/)

Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS) - circolo.vas.roma@gmail.com

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