lunedì 21 marzo 2016

È stato sanzionato l’impianto pubblicitario installato in piazzale Dunant segnalato da VAS

Pubblichiamo questo articolo ripreso dal sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi:
http://www.vasroma.it/e-stato-sanzionato-limpianto-pubblicitario-installato-in-piazzale-dunant-segnalato-da-vas/

Impianto in piazzale Dunant
Su questo stesso sito l’11 marzo 2016 ho pubblicato un articolo dal titolo “VAS chiede di accertare l’eventuale natura abusiva dell’impianto pubblicitario installato in piazzale Enrico Dunant”, che dava notizia della segnalazione da me fatta il giorno prima per posta elettronica. (http://www.vasroma.it/vas-chiede-di-accertare-leventuale-natura-abusiva-dellimpianto-pubblicitario-installato-in-piazzale-enrico-dunant/)
A distanza di appena 8 giorni mi è stata trasmessa per posta elettronica la seguente Nota prot. n. 18015 del 16 marzo 2016, con cui il Comandante del reparto Affissioni e Pubblicità della Unità Organizzativa del XII Gruppo “Monteverde” Mario De Sclavis ha voluto portarmi personalmente a conoscenza dell’esito del sopralluogo effettuato già dal 14 febbraio 2016.
Sanzionato impianto in piazzale Dunant
Come si può vedere, il sopralluogo ha portato ad accertare i vizi di legittimità da me rilevati che hanno provocato la conseguente sanzione, estesa anche all’impianto contiguo perché installato in corrispondenza dell’attraversamento pedonale.
Ho ringraziato personalmente il Comandante Mario De Sclavis per la sollecitudine con cui ha dato seguito alla mia segnalazione.
Non rimane ora che aspettare la materiale rimozione di entrambi i suddetti impianti pubblicitari, dopo che sarà stata disposta dalla Dott.ssa Monica Giampaoli. 

Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS) - circolo.vas.roma@gmail.com

sabato 19 marzo 2016

VAS chiede di accertare la regolarità dell’impianto pubblicitario installato in via Filippo Meda

Pubblichiamo questo articolo ripreso dal sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi:
http://www.vasroma.it/vas-chiede-di-accertare-la-regolarita-dellimpianto-pubblicitario-installato-in-via-filippo-meda/

———- Messaggio inoltrato ———
Da: vas roma  
Date: 11 marzo 2016 11:43 
Oggetto: Impianto pubblicitario installato in via Filippo Meda 
A: andrea.casu@comune.roma.it, Monica Giampaoli , seg04tiburtino.polizialocale@comune.roma.it, seggssu.polizialocale@comune.roma.it
È pervenuta a questa associazione una segnalazione (corredata da due foto allegate) che faceva presente l’avvenuta installazione alla data del 15 febbraio 2016 di un impianto pubblicitario all’altezza del civico n. 59 di via Filippo Meda.

Cartellone in via Filippo Meda

Come attesta la foto suddetta, sulla cimasa dell’impianto è riportato il nome della ditta “SIPEA”.
La segnalazione ha trasmesso in allegato anche la sottostante foto della targhetta identificativa affissa sul fianco dell’impianto.

Targhetta impianto in via Filippo Meda

Nell’elenco dei contribuenti inseriti nella Nuova Banca Dati, aggiornato al 23 dicembre 2015, non figura il codice 0526 dal momento che l’elenco arriva al numero di codice 0516, mentre risulta invece con il numero di codice 0055 la ditta “Ettore Sibilia Pubblicità-Affissioni” per conto della quale la “Sipea” ha presentato la dichiarazione NBD 2015.

Se ne può desumere che la ditta “Ettore Sibilia Pubblicità-Affissioni” abbia ceduto l’azienda o un ramo d’azienda alla “SIPEA”, che abbia poi chiesto ed ottenuto ai sensi dell’art. 11 del nuovo Regolamento di Pubblicità la voltura di un certo numero di impianti pubblicitari con le relative autorizzazioni e la conseguente registrazione con il numero di codice 0526 nella Nuova Banca Dati, di cui non è stato ancora pubblicato l’ultimo aggiornamento: se ne chiede ad ogni modo conferma.

Dal momento che è comunque vietato il rilascio di nuove autorizzazioni, il numero di codice identificativo dell’impianto pubblicitario di cui all’oggetto dovrebbe appartenere ad un impianto della ditta “Ettore Sibilia Pubblicità-Affissioni” ceduto alla “Sipea”, che si trovava però installato in un’altra parte della città e che deve essere stato spostato in via Filippo Meda.

Nel caso che si tratti di una ricollocazione messa in atto ai sensi della deliberazione della Giunta Comunale n. 395 del 3 dicembre 2008, si deve mettere in evidenza che con Deliberazione della Giunta Capitolina n. 380 del 30 dicembre 2014 era stata disposta “una moratoria, per un tempo non superiore a 180 giorni dall’approvazione della presente deliberazione” dei procedimenti di “spostamento/ricollocazione degli impianti pubblicitari” e che con Deliberazione della Giunta Capitolina n. 325 del 13 ottobre 2015 è stato stabilito che “la moratoria di cui alla deliberazione Giunta Capitolina n. 380/2014, relativa ai procedimenti ivi dettagliati, è rinnovata fino all’approvazione finale dei Piani di Localizzazione predetti e, in ogni caso, per un tempo massimo di 180 gg. dalla pubblicazione del presente atto”.

Come ulteriore indirizzo dettato sempre con la Deliberazione della Giunta Capitolina n. 325 del 13 ottobre 2015 è stato disposto che “gli impianti già inseriti nella Nuova Banca Dati permangono nell’ubicazione in cui si trovano alla data del presente provvedimento e si procede alla loro ricollocazione soltanto per contrasto al Codice della Strada, per lavori pubblici e per contrasto alla disciplina di tutela paesaggistica-architettonica-archeologica-ambientale come risultante dalla deliberazione Assemblea Capitolina n. 49/2014, su diffida dell’Ente tutore, escludendo spostamenti su iniziativa delle Società”.

Nell’ipotesi che l’impianto pubblicitario di cui all’oggetto costituisca la ricollocazione di un impianto che si sia dovuto rimuovere perché in contrasto al Codice della Strada e alla disciplina di tutela paesaggistica-architettonica-archeologica-ambientale, occorre far presente che l’ubicazione scelta per la rilocalizzazione di un tale impianto in via Filippo Meda presenta però un vizio di legittimità, dal momento che il Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari (PRIP) non pianifica via Filippo Meda (come attesta la sottostante Tav. 1.07 del PRIP) e non vi consente quindi nessuna affissione pubblicitaria.

Via Filippo Meda-PRIP

Si chiede in conclusione alle SS. LL., ciascuna nell’ambito delle rispettive competenze, di voler far verificare la legittimità della nuova installazione dell’impianto pubblicitario di cui all’oggetto e di far provvedere, in caso di accertamento della sua natura illecita, alla sua immediata rimozione. 

Si resta in attesa di un cortese riscontro scritto, anche per via telematica, che si richiede ai sensi degli artt. 2, 3, 9 e 10 della legge n. 241/1990.
Distinti saluti

Dott. Arch. Rodolfo Bosi
Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione “Verdi Ambiente e Società” (VAS)

Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS) - circolo.vas.roma@gmail.com

VAS chiede di accertare l’eventuale natura abusiva dell’impianto pubblicitario installato in piazzale Enrico Dunant

Pubblichiamo questo articolo ripreso dal sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi:
http://www.vasroma.it/vas-chiede-di-accertare-leventuale-natura-abusiva-dellimpianto-pubblicitario-installato-in-piazzale-enrico-dunant/ 

———- Messaggio inoltrato ———
Da: vas roma  Date: 10 marzo 2016 15:27 Oggetto: Impianto pubblicitario installato in piazzale Dunant A: seg12monteverde.polizialocale@comune.roma.it, Monica Giampaoli , seggssu.polizialocale@comune.roma.it, Geraci Francesco

È pervenuta a questa associazione una segnalazione (corredata da due foto allegate) che faceva presente l’avvenuta installazione alla data del 23 febbraio 2016 di un impianto pubblicitario in piazzale Dunant.

Impianto in piazzale Dunant
Il nuovo impianto pubblicitario (alla destra dell’immagine)

Come attesta la foto suddetta, l’impianto è stato installato a ridosso di un impianto pubblicitario esistente, documentato dalla sottostante foto tratta da Street View di Google Maps che lascia vedere la situazione antecedente.

Piazzale Dunant prima

La foto lascia vedere che l’impianto è stato installato in violazione della distanza minima di 25 metri da vicini impianti pubblicitari, prescritta dalla lettera c) del 4° comma dell’art. 51 del Regolamento di attuazione ed esecuzione del Codice della Strada, emanato con D.P.R. n. 495 del 16 dicembre 1992.
La foto lascia inoltre vedere che l’impianto è stato installato in violazione anche della distanza minima di 50 metri prima dei segnali di prescrizione degli attraversamenti pedonali lungo le strade urbane di quartiere, prescritta dalla lettera a) del 4° comma dell’art. 51 del Regolamento di attuazione ed esecuzione del Codice della Strada.
La segnalazione ha trasmesso in allegato anche la sottostante foto della targhetta identificativa affissa sul fianco dell’impianto. 

 Targhetta impinto in piazzale Dunant

Nell’elenco dei contribuenti inseriti nella Nuova Banca Dati, aggiornato al 23 dicembre 2015, con il codice n. 0057 risulta registrata la ditta FABIANO PUBBLICITÀ, che con l’assegnazione di un numero di codice identificativo lascia presupporre che si tratti di un impianto pubblicitario già esistente.

Ma dal momento che è vietato il rilascio di nuove autorizzazioni, l’installazione viene ad attestare in tal caso una ulteriore violazione.

Nel caso che si tratti infatti di una ricollocazione di un impianto pubblicitario che si voglia porre in atto ai sensi della deliberazione della Giunta Comunale n. 395 del 3 dicembre 2008, si deve mettere in evidenza che con Deliberazione della Giunta Capitolina n. 380 del 30 dicembre 2014 era stata disposta “una moratoria, per un tempo non superiore a 180 giorni dall’approvazione della presente deliberazione” dei procedimenti di “spostamento/ricollocazione degli impianti pubblicitari” e che con Deliberazione della Giunta Capitolina n. 325 del 13 ottobre 2015 è stato stabilito che “la moratoria di cui alla deliberazione Giunta Capitolina n. 380/2014, relativa ai procedimenti ivi dettagliati, è rinnovata fino all’approvazione finale dei Piani di Localizzazione predetti e, in ogni caso, per un tempo massimo di 180 gg. dalla pubblicazione del presente atto”.

Si chiede in conclusione alle SS. LL., ciascuna nell’ambito delle rispettive competenze, di voler far verificare la legittimità della nuova installazione dell’impianto pubblicitario di cui all’oggetto e di far provvedere, in caso di sua accertata natura abusiva, alla sua immediata rimozione. 

Si resta in attesa di un cortese riscontro scritto, anche per via telematica, che si richiede ai sensi degli artt. 2, 3, 9 e 10 della legge n. 241/1990.
Distinti saluti

Dott. Arch. Rodolfo Bosi
Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione “Verdi Ambiente e Società” (VAS)

Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS) - circolo.vas.roma@gmail.com

martedì 8 marzo 2016

FUTURO CAPITALE – Bike sharing, il Comune ci riprova

Pubblichiamo questo articolo ripreso dal sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi:
http://www.vasroma.it/futuro-capitale-bike-sharing-il-comune-ci-riprova/ 

Bike Sharing a Roma

Roma ci riprova: bike-sharing privato finanziato dalla pubblicità.
Magari con tecnologie migliori che evitino i furti e gli episodi di vandalismo avvenuti negli anni scorsi.
L’Aipe, associazione che raggruppa le imprese concessionarie di pubblicità e la Clear Channel, multinazionale francese, si sono messe insieme per presentare un progetto al Campidoglio.
Sono gli stessi operatori che già gestiscono i servizi a Milano e Roma, dove il servizio si finanzia interamente con gli introiti pubblicitari.
Secondo il progetto, il primo lotto del nuovo servizio bike sharing di Roma dovrà partire con 80 stazioni e una flotta di 800 biciclette, tra cui una quota di due ruote a pedalata assistita, le stesse e-bike introdotte, per la prima volta, nella rete di noleggio milanese in occasione dell’Expo.
Cifre, quelle dell’accordo sul bike sharing romano, che superano da subito quelle di qualche anno fa, quando a Roma le stazioni del bike sharing nel centro storico erano soltanto 19 per un totale di circa 200 due ruote a disposizione di turisti e cittadini.
Ma diverse associazioni aveva già reagito a quel servizio inadeguato: nel parco dell’Appia Antica, lo scorso anno, era sbocciato un mini bike-sharing sostenuto per intero con fondi di diverse associazioni.
I precedenti per la Capitale, in realtà, non sono incoraggianti.
Nel 2007 si partì con le migliori intenzioni.
Il servizio inizialmente era gestito dalla multinazionale spagnola Cemusa, che si occupava della gestione e della manutenzione delle stazioni in cambio degli spazi pubblicitari.
In seguito però il contratto con la ditta sarebbe stato revocato dopo le proteste di alcune imprese di pubblicità romane, così il bike-sharing fu affidato ad Atac.
Che però si è fatta sfuggire di mano la situazione.
Nel giro di poco tempo, sono state depredate ben 450 bici del costo di 200 euro, 1,6 milioni di euro gettati al vento e una serie di stazioni fantasma in giro per la città diventate posteggi per i motorini.
Un’anomalia tutta romana, visto che il sistema funziona bene in tutta Europa.
A Parigi vi sono 1230 stazioni con circa 14mila bici, il doppio di Londra, che comunque si difende con i suoi 570 stalli e circa 8mila biciclette.
Segue Barcellona (420 stazioni e 6mila bici) e perfino Lione, città francese estesa quanto il VII Municipio, con 340 stazioni e 4mila bici.
Senza citare, ovviamente, Amsterdam e Berlino, con la loro tradizione secolare.
Perfino Milano, come detto, gode di una rete di buon livello, con 184 stazioni e 3.500 bici.

(Articolo di Vincenzo Bisbiglia, pubblicato con questo titolo il 5 marzo 2016 sul sito online del quotidiano “Il Tempo”)

Vincenzo Bisbiglia
Vincenzo Bisbiglia

Vincenzo Bisbiglia è un giornalista professionista, free lance, che scrive principalmente di politica e di sport.
Collabora con la cronaca di Roma del quotidiano Il Tempo.
Autore negli anni di articoli e inchieste sulla criminalità organizzata nel Lazio e sull’ambiente..

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Il giornalista Vincenzo Bisbiglia ha scritto un articolo che parla inequivocabilmente di una associazione di categoria (l’A.I.P.E.) e di una ditta pubblicitaria (la Clear Channel) che si sono “messe insieme per presentare un progetto al Campidoglio”, ma gli ha dato un titolo che lascia intendere l’esatto contrario dal momento che sarebbe invece il Comune che “ci riprova” riguardo al Bike Sharing.

A riprovarci caso mai sono proprio l’A.I,P.E. e la Clear Channel che il 10 giugno 2014 (quando il PRIP non era stato ancora approvato) in allegato alla Nota congiunta di AIPE e CLEAR CHANNEL hanno consegnato un documento relativo alla “Sperimentazione sul PRIP di AIPE e CLEAR CHANNEL”, che è stato riproposto oggi dalla Presidente Daniela Aga Rossi nel corso dell’incontro pubblico che si è svolto il 18 febbraio 2016 sul Piano di Localizzazione del I Municipio ((http://www.vasroma.it/si-e-svolto-il-9-incontro-pubblico-sul-piano-di-localizzazione-degli-impianti-pubblicitari-del-i-municipio/).

Non è con questi titoli che si fa opera di corretta informazione.
L’articolo non fa sapere per giunta che si tratta di una “proposta” del tutto inaccettabile in base alla normativa vigente in materia, perché si dovrebbe realizzare con una proroga delle concessioni degli impianti del riordino di proprietà di Clear Channel e delle ditte associate all’A.I.P.E. che come sancito dal TAR sono scadute invece dal 31 dicembre 2014, per di più senza alcun bando di gara, in totale violazione del rispetto della Direttiva 2004/18/CE sulla libera concorrenza e del D. Lgs. n. 163 del 12 aprile 2006 che l’ha recepita e quindi in totale disparità di trattamento. (http://www.vasroma.it/il-sorprendente-accordo-siglato-da-a-i-p-e-e-clear-channel-per-un-servizio-gratuito-di-bike-sharing-a-roma/)

Non è la prima volta che il giornalista Vincenzo Bisbiglia fa articoli che riprendono di sana pianta i comunicati della associazione di categoria A.I.P.E.: il 4 giugno 2014 sul quotidiano on line “Il Tempo.it” è stato pubblicato sotto forma di “inchiesta” un suo articolo dal titolo “Una per una le strade di Roma soffocate dalla pubblicità” (http://www.iltempo.it/roma-capitale/2014/06/04/una-per-una-le-strade-di-roma-soffocate-dalla-pubblicita-1.1257166) che riportava dati forniti dalla Presidente dell’A.I.P.E. Daniela Aga Rossi.

Era riferito al PRIP licenziato dalla Giunta Capitolina il 30 aprile 2014 ed aveva il seguente significativo sottotitolo: “Il Comune riduce i cartelloni in periferia e moltiplica quelli destinati al centro“.

L’articolo dedicava fra l’altro un apposito paragrafo al Bike Sharing e sosteneva che “con la modifica al regolamento, che prevede agli impianti del bike-sharing di posizionarsi ovunque (quindi anche nelle zone che il Prip vieta integralmente), chi si aggiudicherà il lotto di fatto otterrà una fetta enorme della pubblicità a Roma.

L’articolo è stato ripubblicato lo stesso giorno sul sito “Esterniamo” (http://www.esterniamo.it/ri-esterniamo-una-per-una-le-strade-di-roma-soffocate-dalla-pubblicita/), definito una “iniziativa, svolta in collaborazione con AIPE (Associazione Imprese Pubblicità Esterna)”, che in un precedente articolo pubblicato il 22 gennaio 2014 dal titolo “Proposte di modifica e integrazioni al PRIP. Ecco come si vuole cambiare il Piano” (http://www.esterniamo.it/proposte-di-modifica-e-integrazioni-al-prip-ecco-come-si-vuole-cambiare-il-piano/) accusava le associazioni VAS e Basta Cartelloni di aver presentato una proposta di modifiche ed integrazioni al PRIP che triplicava gli impianti nel centro storico.

Dopo che ho chiesto l’immediata rettifica di quell’articolo lesivo della dignità dell’associazione VAS, il 30 gennaio 2014 sul sito “Esterniamo” è stata pubblicata solo una parziale rettifica (http://www.esterniamo.it/proposte-di-modifica-e-integrazioni-al-prip-ecco-come-si-vuole-cambiare-il-piano-parziale-rettifica/) con cui  si evidenzia che sono stati forniti dei riferimenti errati. In particolare si è parlato di Centro Storico e Città storica in modo atecnico e, in un’occasione, invertendo i due concetti.

Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS) - circolo.vas.roma@gmail.com

giovedì 3 marzo 2016

Articoli sull’accordo A.I.P.E. – Clear Channel: richiesta di rettifica ed alcune considerazioni da AIPE

Pubblichiamo questo articolo ripreso dal sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi:
http://www.vasroma.it/articoli-sullaccordo-a-i-p-e-clear-channel-richiesta-di-rettifica-ed-alcune-considerazioni-da-aipe/


Bike MI

Il 24 febbraio 2016 sul sito “Diario Romano” è stato pubblicato un articolo a firma di Filippo Guardascione dal titolo «Sospesa la partecipazione popolare sulla riforma cartelloni. Tronca si sbrighi ad ottemperare al Tar», che alla fine dava anche notizia di un accordo per una proposta di bike sharing siglato da A.I.P.E. (Associazione Imprese Pubblicità Esterna) e Clear Channel. (vedi http://www.diarioromano.it/sospesa-la-partecipazione-popolare-sulla-riforma-cartelloni-tronca-si-sbrighi-ad-ottemperare-al-tar/)
Al suddetto accordo il successivo 29 febbraio ho dedicato anch’io un articolo dal titolo «Il sorprendente “accordo” siglato da A.I.P.E. e CLEAR CHANNEL per un servizio “gratuito” di bike-sharing a Roma», pubblicato su questo stesso sito (vedi http://www.vasroma.it/il-sorprendente-accordo-siglato-da-a-i-p-e-e-clear-channel-per-un-servizio-gratuito-di-bike-sharing-a-roma/).
Il 2 marzo 2016 l’Avv. Ettore Corsale nella qualifica di Direttore di A.I.P.E. ha trasmesso per posta elettronica al portavoce della associazione “Bastacartelloni” Dott. Filippo Guardascione un messaggio che ha per oggetto la «Richiesta di rettifica dell’articolo 24/2/2016 ed alcune considerazioni da AIPE».
Il messaggio inizia nel modo seguente: «Considerato quanto pubblicato sui siti Diario Romano e VAS (circolo territoriale di Roma) rispettivamente a firma di Filippo Guardascione e Rodolfo Bosi  in merito alla proposta fatta da AIPE e Clear Channel a Roma Capitale con riferimento all’attivazione del Servizio del Bike Sharing si chiede di voler immediatamente rettificare i commenti ivi articolati poiché gravemente lesivi dell’onorabilità delle persone, delle associazioni e delle aziende ivi citate.»
Il messaggio di posta elettronica chiede la rettifica soltanto dell’articolo di Filippo Guardascione e non anche dell’articolo del sottoscritto, che però viene chiamato direttamente in causa ed accomunato nella accusa di diffamazione.
L’Avv. Ettore Corsale non ha ritenuto di trasmettere anche al sottoscritto, se non altro per conoscenza, lo stesso messaggio di posta elettronica, di cui sono stato invece messo al corrente dal Dott. Filippo Guardascione.
Benché non mi sia stato espressamente richiesto, ritengo comunque doveroso pubblicare il testo della richiesta di rettifica, non solo perché già pubblicato sul sito “Diario Romano” (vedi http://www.diarioromano.it/richiesta-di-rettifica-e-alcune-considerazioni-da-aipe/), ma anche e soprattutto per il pieno rispetto di quanto prescrive al riguardo la seguente normativa vigente in materia. 
L’art. 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (2000/C 364/01) all’ultimo periodo del 3° comma dispone testualmente che «ogni individuo ha il diritto di accedere ai dati raccolti che lo riguardano e di ottenerne la rettifica».
Anche la lettera b) dell’art. 12 della Direttiva 95/46/CE stabilisce che «gli Stati membri garantiscono a qualsiasi persona interessata il diritto di ottenere dal responsabile del trattamento: … b) a seconda dei casi, la rettifica, la cancellazione o il congelamento dei dati il cui trattamento non è conforme alle disposizioni della presente direttiva, in particolare a causa del carattere incompleto o inesatto dei dati
La lettera a) del 3° comma dell’art. 7 del D. Lgs. n. 196/2003 (relativo l “Codice in materia di protezione dei dati personali”) ribadisce che «l’interessato ha diritto di ottenere: a) l’aggiornamento, la rettificazione ovvero, quando vi ha interesse, l’integrazione dei dati».
Immagine.logo AIPE.1

Richiesta di rettifica dell’articolo 24/2/2016 ed alcune considerazioni da AIPE

Considerato quanto pubblicato sui siti Diario Romano e VAS (circolo territoriale di Roma) rispettivamente a firma di Filippo Guardascione e Rodolfo Bosi  in merito alla proposta fatta da AIPE e Clear Channel a Roma Capitale con riferimento all’attivazione del Servizio del Bike Sharing si chiede di voler immediatamente rettificare i commenti ivi articolati poiché gravemente lesivi dell’onorabilità delle persone, delle associazioni e delle aziende ivi citate.
In primo luogo si evidenzia che la proposta fatta all’attuale Commissario Straordinario di Roma Capitale non è né un regalo né un tranello.
È una proposta legittima che il Commissario farebbe bene a vagliare attentamente, proveniente da concessionarie dell’amministrazione serie e garantite.
Come al solito si è persa un’ulteriore occasione per distinguere il commento, che la correttezza vorrebbe serio e distaccato (non urlato e diffamante) dalla notizia.
Se il servizio del Bike sharing deve essere attivato grazie ai finanziamenti della pubblicità non vediamo per quale motivo una proposta che va in questa direzione debba essere accolta in questo modo da chi dovrebbe essere disinteressato al mondo delle concessionarie di pubblicità ma, al contrario, interessato al buon esito del procedimento che porterà all’attivazione del servizio.
La proposta di AIPE e Clear Channel non è limitata alla possibilità di offrire il servizio con il presente assetto ma potrebbe anche trasformarsi in ATI un domani che sarà pubblicato il bando.
Anche il numero di stazioni proposte non è casuale.
Da quanto appreso dall’allora Assessore Leonori 80 era il numero di stazioni per il quale era già stato fatto gran parte dell’iter autorizzatorio.
Non è dato comprendere per quale motivo si parli di regalo da respingere.
Si tratta di una proposta, eventualmente di un regalo alla città, non certo un regalo al dirigente di turno.
Né di regalo si parla nella proposta sottoscritta. 
Noi riteniamo che il piano proposto dalla Giunta Marino sia inefficace perché la stragrande maggioranza delle posizioni individuate o non sono collocabili in quanto in contrasto con il Codice della Strada o sono prive di qualsiasi valenza commerciale.
Se si approverà il Piano così come predisposto si riuscirà forse ad aggiudicare il solo lotto del bike sharing, ma a carissimo prezzo.
Infatti gli altri circuiti disegnati dai piani della giunta Marino sono assolutamente privi di qualsiasi appetibilità.
Inoltre lo stesso circuito del bike sharing, una volta assegnato non potrà essere collocato completamente.
Infatti anche molte posizioni scelte per questo circuito non sono attuabili, con la conseguenza che chi vincerà la gara, per fornire il servizio chiederà altre superfici o soldi pubblici, come successo altrove.
Riteniamo che o si mette mano seriamente al lavoro di Aequaroma e si disegnano dei Piani attuabili, oppure nessun bando di gara potrà essere assegnato.
Siamo pertanto disponibili e ansiosi di poter esprimere ad un qualsiasi tavolo tecnico di confronto, se possibile costruttivo, i nostri dubbi e le nostre proposte perché il futuro assetto della pubblicità sia in primo luogo più snello (meno impianti), di maggiore qualità (impianti belli e moderni, non quel prototipo orrendo scelto dal Comune, che neppure rispetta i parametri minimi di resistenza al vento), ma soprattutto concorrenziale (aperto a più operatori e non ad un unico monopolista).
La vera domanda però è un’altra.
Anche Clear Channel è ormai entrata nel mirino dei vari commentatori.
Pertanto il cerchio si è ormai chiuso.
Il suo bersaglio di questo ed altri blog sono tutte le ditte italiane (non risulta a chi scrive che ne abbia risparmiata alcuna delle “dittucole nazionali”) ed ora anche la multinazionale americana.
Rimane fuori una sola azienda che, peraltro, è l’unica concessionaria a non aver fatto ricorso contro il regolamento, a non aver partecipato a nessuno (tranne uno) degli incontri presso i municipi, a non aver mai partecipato alle riunioni preparatorie del PRIP presso la Commissione Commercio allora presieduta da Corsetti.
Insomma a sembrare completamente soddisfatta ed appagata da quanto fatto dalla Giunta Marino.
Non è dato comprendere a cosa sia dovuta tale unità d’intenti.
Evidentemente è un caso.
A nostro parere, come già dichiarato e fatto presente al Commissario, se è intenzione di quest’amministrazione veramente dare corso al programma di riforma del settore questa sarebbe l’occasione per mettere mano a PRIP e Piani in modo da renderli attuabili e tali da fornire un nuovo positivo assetto e non da premiare solo chi vincerà il lotto del Bike sharing, magari con altri metri quadri non pianificati in giro per la città.
Ma questo non sembra proprio l’obiettivo del mondo che si oppone con tanta virulenza alla quasi totalità del settore della pubblicità.
A quel mondo (blog vari, associazioni ambientaliste ecc.) sembra interessi solamente chiudere al più presto, qualsiasi sia il risultato, per fare fuori le concessionarie romane e italiane (cui recentemente si è aggiunta anche una delle due multinazionali del settore).
La nostra associazione e le aziende che ne fanno parte hanno preso di petto questa riforma non già perché non sia auspicabile un cambiamento della situazione ma solo perché il piano proposto risulta inattuabile, errato, frutto di evidente difetto di istruttoria.
Da tante parti si sono levate critiche ai piani presentati nei municipi.
Non si capisce perché oggi che c’è l’occasione di rendere i progetti di pianificazione almeno degni del nome che portano (piani) ci si spertica a tirare per la giacchetta il Commissario per fargli mettere una toppa destinata a durare molto poco.
Allora lo si dica chiaramente: il problema non sono i piani, l’assetto cittadino e il decoro ma l’esistenza di aziende che vorrebbero continuare a lavorare, per di più in un contesto di concorrenza.
Sembra una sete di vendetta che riteniamo indirizzata nella direzione sbagliata.
Infatti le aziende che in questi anni non hanno usato impianti abusivi e hanno subito la concorrenza sleale di abusivi e non paganti, quali sono le aziende aderenti ad AIPE, hanno subito un grave danno dalla mancata chiusura del procedimento di riordino, atteso da almeno quindici anni, perché ci si aspettava che da quella data avrebbero potuto lavorare in un contesto migliore.
Se si è arrivati a questo punto la maggiore responsabilità non è di chi ha cercato legittimamente di sopravvivere ma di chi avrebbe dovuto amministrare correttamente e non lo ha fatto per anni, salvo poi decidere di azzerare il settore e ripartire daccapo, scelta che non condividiamo.

Il direttore di AIPE
Ettore Corsale

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Ritengo doveroso pubblicare la mia replica, anche perché condivisa dalla associazione “Bastacartelloni” e già pubblicata sul sito “Diario Romano” (vedi http://www.diarioromano.it/lettera-dellaipe-la-replica-dellassociazione-vas/).

Loghi messi assieme

La richiesta di rettifica è riferita anche a quanto pubblicato sul sito “VAS (circolo territoriale di Roma)” e chiama in causa direttamente anche «Rodolfo Bosi  in merito alla proposta fatta da AIPE e Clear Channel a Roma Capitale», a cui però il Dott. Ettore Corsale non ha ritenuto di trasmettere nulla.
L’art. 21 della Costituzione dà il pieno diritto di cronaca e di critica a condizione che siano sempre rispettati tre presupposti: la verità del fatto, l’interesse sociale (pertinenza) e la correttezza formale del linguaggio (continenza).
Nel caso specifico la verità del fatto è inconfutabilmente dimostrata dal comunicato pubblicato sul sito www.esterniamo.it, espressamente richiamato nell’articolo tanto di Diario Romano del 24 febbraio 2016 quanto del Circolo Territoriale di Roma di VAS del 28 febbraio 2016.
Non c’è ugualmente da dimostrare l’indubbio l’interesse sociale che riveste l’accordo siglato tra A.I.P.E. e CLEAR CHANNEL e fatto conoscere il giorno dopo la pubblicazione della sentenza del TAR del Lazio n. 2283 del 22 febbraio 2016, per giunta nel momento in cui si stavano finendo di svolgere gli incontri pubblici sui Piani di Localizzazione a diversi dei quali hanno partecipato a nome dell’A.I.P.E. tanto la Presidente Daniela Aga Rossi quanto il Direttore Dott. Ettore Corsale: ne deriva conseguentemente la piena pertinenza a dedicare due articoli distinti ad un accordo di cui, per stessa ammissione del Dott. Ettore Corsale, è poi avvenuta la presentazione al Commissario Straordinario del «progetto congiunto per fornire il servizio di bike-sharing nella città di Roma».
Per quanto riguarda infine la correttezza formale del linguaggio e la sua conseguente ed obbligatoria continenza va fatto anzitutto presente che né nell’articolo pubblicato sul sito Diario Romano né su quello pubblicato sul sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS sono state scritte espressioni come “tranello” o “dittucole nazionali“.
Va messo in evidenza in secondo luogo che la correttezza del giudizio relativo al passo dell’articolo pubblicato sul sito Diario Romano secondo cui «la notizia è ottima se la si legge nella direzione di un nuovo consorzio di imprese che intenda partecipare al bando di gara che verrà indetto alla conclusione del processo di riforma dei cartelloni” è stata riconosciuta dallo stesso Dott. Ettore Corsale nel preciso momento che anche lui ammette che «la proposta di AIPE e Clear Channel non è limitata alla possibilità di offrire il servizio con il presente assetto ma potrebbe anche trasformarsi in ATI un domani che sarà pubblicato il bando»: una tale ammissione tradisce peraltro una contraddizione logica in termini, perché al futuro bando di gara si dovrà partecipare rispettando le condizioni che vi verranno richieste e che non possono essere oggi conosciute, per cui non si capisce per quali ragioni si debba anticipare oggi la trasformazione di una proposta in “Associazione Temporanea di Imprese” (ATI). 
Si mette ancor più in risalto che l’altro passo dell’articolo pubblicato sul sito Diario Romano secondo cui, nel caso opposto, «se invece si tratta solo di un’offerta avanzata al Comune di Roma nelle more della conclusione della riforma, va respinta come un funzionario integerrimo dovrebbe respingere un regalo che gli venisse consegnato da un proprio appaltatore» ha utilizzato un paragone per far capire meglio come l’Amministrazione Capitolina non possa nella maniera più assoluta accogliere, anche volendo, una proposta di «un servizio … che sarà realizzato sia con biciclette tradizionali e sia con quelle dotate di meccanismo a pedalata assistita, finanziate dagli impianti degli associati AIPE e di Clear Channel”, di cui si vorrebbe quindi una proroga delle concessioni che come sancito dal TAR sono scadute invece dal 31 dicembre 2014, per di più senza alcun bando di gara, «in totale violazione del rispetto della Direttiva 2004/18/CE sulla libera concorrenza e del D. Lgs. n. 163 del 12 aprile 2006 che l’ha recepita e quindi in totale disparità di trattamento» come è stato messo in evidenza nell’articolo pubblicato sul sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS.  
Nel suddetto paragone si può e si deve quindi ravvisare la precisa volontà di far capire con un concetto efficace l’assoluta impossibilità da parte dell’Amministrazione Capitolina di accogliere una proposta presentata al di fuori della normativa vigente in materia e non certo l’intenzione diffamatoria che vi si è voluta invece ravvisare di un tentativo di corruzione.
La stessa assoluta impossibilità motiva la seguente conclusione che il Dott. Arch. Rodolfo Bosi ha voluto dare all’articolo pubblicato sul sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS: «L’Associazione di categoria A.I.P.E. e la ditta CLEAR CHANNEL dovrebbero una volta per tutte capire che le “regole” non possono dettarle loro con “offerte” improponibili, per non dire offensive della legalità, e che questo “accordo” siglato fra di loro potrà tutt’al più essere utile per partecipare al futuro ed inevitabile bando di gara per l’assegnazione delle concessioni per nuovi impianti di Bike Sharing e non certo per la proroga sine die di concessioni degli impianti del riordino ormai definitivamente scadute, accettando tutta la disciplina di una concorrenza leale e senza colpi bassi.»
Non si ritiene in conclusione che, oltre alle suddette precisazioni, si debba «immediatamente rettificare i commenti ivi articolati poiché gravemente lesivi dell’onorabilità delle persone, delle associazioni e delle aziende ivi citate», anche perché i nomi e cognomi citati sono solo quelli riportati soltanto nell’articolo pubblicato sul sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS, che sono riferiti a chi ha partecipato oggettivamente a più di un incontro pubblico sui Piani di Localizzazione, nonché all’Avv. Ettore Corsale che altrettanto oggettivamente ha rappresentato l’associazione di categoria e le ditte che hanno fatto ricorso al TAR.
Nel presupposto del rispetto sempre della verità del fatto non si può ritenere corretta l’accusa che è stata scopertamente portata affermando che «il cerchio si è ormai chiuso» come risposta data alla domanda sul perché «anche Clear Channel è ormai entrata nel mirino dei vari commentatori» e ci sia ad ogni modo «una sete di vendetta che riteniamo indirizzata nella direzione sbagliata».
Riteniamo non rispondente al vero e del tutto strumentale, se non addirittura diffamatoria, l’affermazione secondo cui «rimane fuori una sola azienda che, peraltro, è l’unica concessionaria a non aver fatto ricorso contro il regolamento, a non aver partecipato a nessuno (tranne uno) degli incontri presso i municipi, a non aver mai partecipato alle riunioni preparatorie del PRIP presso la Commissione Commercio allora presieduta da Corsetti
Senza dovere prendere le difese di nessuno, si può comunque affermare con assoluta oggettività che a fare ricorso contro il nuovo Regolamento di Pubblicità (ed anche contro il PRIP) non sono state tutte le aziende operanti a Roma né tutte le associazioni di categoria, come ad esempio l’A.A.P.I., e si può sostenere con altrettanta oggettività che «l’unica concessionaria a non aver fatto ricorso contro il regolamento» ha fatto comunque bene, visto che la Seconda Sezione del TAR del Lazio con la sentenza n. 2283/2016 ha rigettato proprio tutte le censure portate contro il nuovo Regolamento di Pubblicità in generale ed in particolare contro la scadenza del 31 dicembre 2014.
Non risponde al vero l’accusa che questa sola azienda sia stata l’unica a non aver partecipato «a nessuno (tranne uno) degli incontri presso i municipi», dal momento che a tutti i 13 incontri pubblici fin qui svolti non hanno mai partecipato né le associazioni di categoria A.A.P.I., I.R.P.A. e S.P.A.R. né la totalità delle ditte da loro rappresentate, ad eccezione proprio di CLEAR CHANNEL.
Non risponde al vero nemmeno l’accusa portata ossessivamente a quest’unica azienda di «non aver mai partecipato alle riunioni preparatorie del PRIP presso la Commissione Commercio allora presieduta da Corsetti», dal momento che era presente alla riunione congiunta tra Commissione Commercio e Commissione Bilancio che si è tenuta il 1 luglio del 2014.
Siamo in conclusione anche noi disponibili ad un «tavolo tecnico di confronto», che abbiamo peraltro già avuto modo di tenere per ben due volte (il 28 maggio 2013 ed il 12 novembre 2013), ma alla imprescindibile condizione di cercare di concordare congiuntamente tutte le possibili modifiche ed integrazioni utili a migliorare i Piani di Localizzazione in modo da consentire una convenienza economica ed una conseguente appetibilità a tutti i futuri bandi di gara.
Dichiariamo fin d’ora tutta la nostra indisponibilità invece ad un confronto che non solo sia mirato a far rifare ex novo i Piani di Localizzazione, ma che parta anche e soprattutto dalla dichiarata convinzione che sia del tutto inutile sperticarsi «a tirare per la giacchetta il Commissario per fargli mettere una toppa destinata a durare molto poco».
La “toppa” di cui si parla è la richiesta fatta a Tronca dalle associazioni VAS, Bastacartelloni e Cittadinanzattiva di voler ottemperare alla sentenza del TAR con una deliberazione assunta nelle veci dell’Assemblea Capitolina che non è di certo «destinata a durare molto poco» (quand’anche impugnata al TAR): non può quindi assumere nella maniera più assoluta il significato di voler «tirare per la giacchetta il Commissario», specie in un momento in cui è stata caso mai proprio la CLEAR CHANNEL a chiedere un incontro con lui. (vedi http://www.vasroma.it/ooh-roma-clear-channel-chiede-un-incontro-con-tronca/)

Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS) - circolo.vas.roma@gmail.com

E alla fine il TAR si è pronunciato sui cartelloni

Pubblichiamo questo articolo ripreso dal sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi:
http://www.vasroma.it/33439-2/



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Roma in Piazza

La Sentenza n. 2283 del 22 febbraio 2016 ha posto la parola fine (?) ad una questione che si trascinava da anni.
Finalmente Roma potrà contare su una disciplina delle affissioni pubblicitarie europea e dire basta alla giungla di cartelloni che le deturpavano il volto.
Le motivazioni con le quali il Tribunale Amministrativo del Lazio ha respinto le ragioni delle ditte di affissioni, hanno in buona sostanza confermato le linee dell’intero processo di riforma, dal Prip al Regolamento sino agli ultimi provvedimenti transitori.
I giudici hanno dato ragione alle imprese solo su un punto: la Giunta non avrebbe potuto stabilire i futuri lotti nè i formati degli impianti Spqr, in quanto spettava al consiglio comunale.
In sintesi estrema, venendo a ciò che il TAR ha nel concreto sentenziato, è del tutto normale che il Prip e il Regolamento prevedano che nel sistema delle affissioni pubblicitarie si passi dalla concessione al bando per individuare le ditte assegnatarie.
In sostanza, i giudici concordano con quanto le associazioni hanno sempre ripetuto e cioè che senza un bando di gara le ditte che operano a Roma hanno di fatto instaurato un oligopolio che dura da anni.
La sentenza conferma poi – fatto che forse maggiormente interessa i cittadini – le ragioni del Campidoglio sulla riduzione del formato massimo – da 4×3 a 3×2 – dei cartelloni di grandi dimensioni, proprio per la particolare valenza storica e architettonica di Roma, fatto che pure giustifica l’obbligo di dipingere di un colore scuro tutti gli impianti (eliminando i cartelloni arlecchino che infestavano le strade capitoline).
Le ditte invece hanno ragione su un punto.
I cartelloni Spqr hanno subìto un cambiamento di formato e la città è stata divisa in lotti che serviranno a indire i futuri bandi di gara.
Ebbene questi provvedimenti di lottizzazione sono stati assunti dalla Giunta capitolina, mentre secondo i giudici erano di competenza del consiglio comunale.
Pertanto, l’attuale impostazione dei piani di localizzazione (studiati proprio sulla base della divisione in lotti) sarebbe illegittima salvo sanatoria derivante da ratifica ad opera del consiglio comunale.
Per questo gli scriventi sollecitano l’intervento del commissario Tronca che assommando in sè i poteri di Giunta e Consiglio potrà provvedere alla bisogna con un semplice provvedimento di ratifica, fatto il che la riforma potrà finalmente avere vita effettiva.
Nei prossimi giorni seguiremo con attenzione questa richiesta a Tronca che siamo certi comprenderà l’importanza del suo provvedimento. 

(Articolo pubblicato con questo titolo il 2 marzo 2016 sul sito “CILD (Centro di Iniziativa per la Legalità Democratica)”)

Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS) - circolo.vas.roma@gmail.com 

Analisi tecnica dei criteri di redazione dei Piani di Localizzazione degli impianti pubblicitari annullati dal TAR del Lazio

Pubblichiamo questo articolo ripreso dal sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi:
http://www.vasroma.it/analisi-tecnica-dei-criteri-di-redazione-dei-piani-di-localizzazione-degli-impianti-pubblicitari-annullati-dal-tar-del-lazio/


Copertina Piani di Localizzazione

L’annullamento da parte del TAR di una serie dei criteri dettati dalla Giunta Capitolina per la redazione dei Piani di Localizzazione mi ha spinto ad immaginare di mettermi per un attimo nelle vesti dell’Assemblea Capitolina, per capire fino a che punto siano da confermare oppure da modificare i criteri annullati, chiedendomi in tale ultimo caso quali siano oggettivamente i criteri da bocciare e soprattutto con quali altri possibili criteri sostituirli.
Quella che segue è una analisi tecnica di ognuno dei criteri di redazione dei Piani di Localizzazione degli impianti pubblicitari che sono stati annullati dal TAR del Lazio, compiuta proprio con il fine dichiarato di verificare se l’Assemblea Capitolina possa arrivare a decidere con piena ragione criteri e conseguenti scelte diverse da quelle fatte dalla Giunta Capitolina.

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Con la Deliberazione della Giunta Capitolina n. 380 del 30 dicembre 2014 la Giunta Capitolina ha dettato una serie di «criteri per una migliore redazione dei Piani di localizzazione dei mezzi e degli impianti pubblicitari».
Con Sentenza n. 2283 del 22 febbraio 2016 la Seconda Sezione del TAR del Lazio ha annullato la deliberazione n. 380 del 30 dicembre 2014 nelle due sole parti in cui prevede:
«A) che “gli impianti SPQR sono previsti nel formato mt 3×2, mt 1,40×2 e palina mt 1×1”;
B) che “gli impianti privati devono essere suddivisi in lotti. Ogni lotto deve ricomprendere circuiti di impianti localizzati in più Municipi. Ogni lotto deve avere impianti con un dimensionamento misto mt. 3×2; mt. 1,40×2 e mt. 1×1. Uno dei lotti deve essere destinato a fornire il servizio di pubblica utilità di Bike Sharing, e dovrà essere dimensionato ed ubicato sul territorio in termini di sostenibilità economica del servizio. Il lotto del Bike Sharing, tenuto conto di quanto previsto dal PGTU, dovrà prevedere una superficie espositiva di minimo 8.000 mq. Un altro lotto, con una superficie espositiva di massimo 5.000 mq., deve essere destinato a finanziare servizi di pubblica utilità, quali ad esempio servizi igienici pubblici, elementi di arredo urbano, il servizio di pubbliche affissioni. È possibile prevedere anche ulteriori lotti destinati a servizi di pubblica utilità. I formati degli impianti per i lotti funzionali ai servizi di pubblica utilità sono esclusivamente mt. 1,20×1,80 e mt. 3,2×1,40. Un altro lotto dovrà essere dedicato al Circuito Cultura e Spettacolo con impianti modello SPQR mt. 2×2 distribuiti su tutti i Municipi».
Sono rimasti quindi validi i seguenti criteri:
«per ogni Municipio sono previste tutte le seguenti tipologie di impianti:
– impianti per pubbliche affissioni;
– impianti SPQR;
– impianti di servizio;
– impianti privati su area pubblica;
– impianti privati su suolo privato;
– gli impianti per pubbliche affissioni devono essere possibilmente distribuiti su tutto il territorio, almeno uno per strada, al fine di assicurare una comunicazione istituzionale diffusa. Nel centro storico è ammissibile anche il formato mt. 3X1,40 per adempiere agli obblighi di legge relativi alla disciplina elettorale. Il 10% della quota di impianti di pubbliche affissioni deve essere destinata alla comunicazione politico-sindacale e deve essere accompagnata dalla fornitura degli impianti di propaganda elettorale. I Piani di localizzazione devono comprendere anche le ubicazioni degli impianti temporanei di propaganda elettorale;
……….
– gli impianti di servizi si distinguono in 2 categorie: impianti destinati stabilmente ad una funzione di pubblico servizio (parapedonali e paline con orologio) ed impianti di servizio municipali. Questi ultimi sono gli impianti destinati al finanziamento di un servizio, un progetto o un intervento di riqualificazione individuato dal Municipio.
Questa quota di impianti è distribuita in modo omogeneo all’interno di ogni Municipio;
………..
– per le ubicazioni verrà fatto prioritario riferimento alle attuali localizzazioni e formati riportati nella Nuova Banca Dati, in particolare per gli impianti SPQR, in considerazione dell’attività di controllo nel frattempo intervenuta a partire dal processo riorganizzativo del settore Affissioni e Pubblicità realizzato nel corso degli ultimi anni;
– la quota degli impianti in area privata dovrà dividersi in pubblicità nei mercati, sulle edicole e pubblicità su suolo privato.»
Facciamo allora una analisi tecnica delle singole parti annullate, a partire dagli impianti SPQR, previsti solo nei tre formati da mt. 3×2, mt. 1,40×2 e palina mt 1×1.
Per l’annullamento del suddetto criterio è stato presentato il ricorso n. 3553/2015 (depositato il 18 marzo 2015 dalle ditte ARS PUBBLICITÀ, COSMO PUBBLICITÀ, G.B.E. e NEW POSTER) e sono stati presentati ricorsi per motivi aggiunti proposti nei giudizi introdotti con i ricorsi n. 14435/2014 (depositato il 21 novembre 2014 dalle ditte WAYAP e da AP ITALIA in liquidazione) e n. 144362014 (depositato anch’esso il 21 novembre 2014 dalla ditta A.P.A.).
Sia la ditta A.P.A. che le ditte ARS PUBBLICITÀ, COSMO PUBBLICITÀ, G.B.E. e NEW POSTER hanno lamentato che il suddetto criterio contrasta con la disposizione dell’art. 20, comma 1, lett. f), del Regolamento, che contempla a loro giudizio un numero di formati notevolmente superiore rispetto a quelli indicati dalla Giunta.
Per le ditte ARS PUBBLICITÀ, COSMO PUBBLICITÀ, G.B.E. e NEW POSTER il criterio contrasta anche:
  • con gli articoli 34 e 35 della delibera n. 49 del 2014, ove sono state fissate le caratteristiche degli impianti ammessi;
  • con la deliberazione della Giunta Comunale n. 25/2010, con la quale sono stati approvati i progetti tipo per una serie di tipologie di impianti, fra i quali gli impianti di proprietà comunale da concedere in locazione a terzi (c.d. impianti SPQR).
Sostengono inoltre che l’impugnata delibera – nel prevedere che “un altro lotto dovrà essere dedicato al Circuito Cultura e Spettacolo con impianti modello SPQR mt. 2X2 distribuiti su tutti i Municipi” – determina una grave disparità di trattamento tra gli operatori del settore, perché il formato 2×2 dovrebbe essere utilizzato per la sponsorizzazione di tutte le attività e non solo di quelle attinenti il settore cultura e spettacolo.
I “TIPI E FORMATI AMMESSI” alla lettera F) del 1° comma dell’art. 20 del nuovo Regolamento di Pubblicità sono quelli da mt. 3,00 x 1,40 e da mt. 2,00 x 2,00 che al punto 2) sono «consentiti soltanto per impianti “SPQR» e quelli invece da mt. 0,70 x 1,00 o da mt. 1,00 x 0,70, da mt. 1,00 x 1,00, da mt. 1,20 x 1,80, da mt. 1,40 x 2,00 e da mt. 3,00 x 2,00 che al punto 1) sono invece consentiti per «formati pittorici, anche luminosi, e per affissione diretta e “SPQR».
Per un opportuno confronto con la Deliberazione della Giunta Comunale n. 25 del 10 febbraio 2010, il nuovo Regolamento conferma i formati da mt. 1,00 x 1,00, mt. 2,00 x 2,00, mentre elimina i formati da mt. m. 1,00 x 1,40, da mt. 2,50 x 1,50 e da mt. 4,00 x 3,00.
Come si può ben vedere il nuovo Regolamento di Pubblicità prevede 7 formati in tutto, perché – oltre ai 3 formati da mt. 3 × 2, mt. 1,40 × 2 e mt. 1 × 1 – consente anche gli altri 4 formati, ma con la precisazione riportata al successivo punto 3) che il formato da mt. 1,20 x 1,80 è consentito «esclusivamente per impianti di pubblica utilità» intesi come «formati pittorici, anche luminosi» che non possono quindi essere né per affissione diretta né “SPQR”.
Rimangono pertanto solo 6 formati “SPQR” (da mt. 3,00 x 1,40, mt. 2,00 x 2,00, mt. 1,00 x 1,00, mt. 1,00 x 0,70, mt. 1,40 x 2,00 e mt. 3,00 x 2,00).
Se per un opportuno confronto si prende in esame anche l’art. 35 della normativa tecnica di attuazione del PRIP, che è dedicato proprio alle “tipologie di impianto ammesse”, si nota che al punto 1 annovera fra “gli impianti di proprietà comunale” il cartello SPQR 1.A nei formati 200 x 200 e 300 x 200, la Palina SPQR 1.C nel formato 100 x 100 ed il parapedonale SPQR 1.D nel formato 100 x 70 (quindi 4 formati in tutto), mentre include fra “gli impianti … per pubbliche affissioni” i formati 100 x 140, 140 x 200 e 300 x 140.

Cartello SPQR
Palina SPQR
Parapoedonale SPQR

Le schede tecniche allegate alla normativa tecnica di attuazione del PRIP prevedono invece cartelli SPQR non solo di formato 200 x 200 e 300 x 200, ma anche di formato 100 x 140 (riservato nei Piani di Localizzazione agli impianti per pubbliche affissioni), che uniti all’unico formato sia della palina SPQR che del parapedonale SPQR, portano ad un totale di 5 formati in tutto: l’ulteriore 6° formato da mt. 3,00 x 1,40 è previsto fra gli impianti per pubbliche affissioni, riservati alla propaganda elettorale, come attesta chiaramente la parte dei criteri non annullata e la legenda di ogni Piano di Localizzazione che per gli impianti per pubbliche affissioni include (oltre ai formati da mt. 1,00 x 1,40 e 3,00 x 1,40) anche il formato da mt. 1,40 x 2,00.

 Cartello per PPAA

Se si considera che fra gli impianti SPQR vanno annoverati da un lato anche quelli per pubbliche affissioni e dall’altro lato i parapedonali da mt. 1,00 x 0,70 e le paline da mt. 1,00 x 1,00, ci si accorge allora che non appare fondata la censura portata secondo cui il nuovo Regolamento di Pubblicità contempla un numero di formati notevolmente superiore rispetto a quelli indicati dalla Giunta Capitolina con i suoi criteri. 
Non appare fondata nemmeno la censura relativa alle tipologie di impianti ammesse all’art. 35 della normativa tecnica di attuazione del PRIP, se non altro perché anch’esso approvato dalla Assemblea Capitolina: rimarrebbe allora valida soltanto la rimanente censura relativa al criterio secondo cui «un altro lotto dovrà essere dedicato al Circuito Cultura e Spettacolo con impianti modello SPQR mt. 2×2 distribuiti su tutti i Municipi», perché a giudizio delle ditte ARS PUBBLICITÀ, COSMO PUBBLICITÀ, G.B.E. e NEW POSTER determinerebbe una grave disparità di trattamento tra gli operatori del settore, perché il formato 2×2 dovrebbe essere utilizzato per la sponsorizzazione di tutte le attività e non solo di quelle riguardanti il settore cultura e spettacolo.
Al riguardo va fatto presente da un lato che ai sensi del 2° comma dell’art. 21 della normativa tecnica di attuazione del PRIP, così come approvato dalla stessa Assemblea Capitolina, «in ciascun ambito territoriale il 29% della predetta superficie espositiva è riservata a impianti di proprietà di Roma Capitale affidati in concessione», che dai 24.400 mq. iniziali sono scesi a 14.052,5 mq. nel dimensionamento finale dei Piani di Localizzazione, da distribuire sul territorio con impianti SPQR non solo dei tre formati annullati dal TAR, ma anche del formato 1,00 x 0,70 dei parapedonali SPQR, per cui agli operatori del settore viene comunque mantenuta la suddetta percentuale e tolta l’utilizzazione del formato di mt. 2,00 x 2,00 solo apparentemente, dal momento che gli impianti del circuito “Cultura e Spettacolo” sono comunque messi a disposizione degli stessi operatori, perché verranno comunque messi a gara con un bando che si potranno sempre aggiudicare.
Dall’altro lato va considerato che l’Amministrazione Capitolina, una volta che ha deciso (fin dalla Deliberazione della Giunta Capitolina n. 425 del 13 dicembre 2013, riconosciuta completamente legittima dalla Sentenza del TAR n. 2283/2016) di mettere comunque a reddito il circuito “Cultura e Spettacolo” con impianti di sua proprietà concessi in locazione, doveva pur scegliere un formato SPQR da riservare esclusivamente per tale apposito circuito ed ha ripiegato sul formato di mt. 2,00 x 2,00 anche e soprattutto perché è stato sempre quello utilizzato abusivamente dalle ditte private, come ad esempio la “ODP”.
Ne deriva che anche l’Assemblea Capitolina, di cui fa le veci al momento il Commissario Straordinario Francesco Paolo Tronca, non potrebbe che “ratificare” la scelta fatta dalla Giunta Capitolina. 
Passiamo ora ad esaminare gli altri singoli criteri annullati.        
Il criterio secondo cui «gli impianti privati devono essere suddivisi in lotti. Ogni lotto deve ricomprendere circuiti di impianti localizzati in più Municipi» appare del tutto conforme al comma 1 Bis dell’art. 7 del nuovo Regolamento di Pubblicità, il quale dispone che «il territorio capitolino viene suddiviso in massimo dieci lotti che ricomprendono impianti ricadenti proporzionalmente in tutti i Municipi, a garanzia di un’omogeneità economica complessiva»: appare conforme anche al successivo comma 2, ai sensi de quale «il comune procede al rilascio delle autorizzazioni previa gara pubblica per ognuno dei lotti».
Il suddetto dettato normativo conferma anche il lotto del circuito “Cultura e Spettacolo” con impianti SPQR di mt. 2 x 2 distribuiti in tutti i Municipi.
Ne deriva che anche l’Assemblea Capitolina, di cui fa le veci al momento il Commissario Straordinario Francesco Paolo Tronca, non potrebbe che “ratificare” questo criterio scelto dalla Giunta Capitolina. 
Il criterio secondo cui «ogni lotto deve avere impianti con un dimensionamento misto mt. 3×2; mt. 1,40×2 e mt. 1×1» riguarda gli impianti privati su suolo pubblico, che alla lettera F) del 1° comma del nuovo Regolamento di Pubblicità sono previsti nei 5 formati già precedentemente elencati che – oltre ai 3 suddetti formati – ricomprendono anche il formato da mt. 1,00 x 0,70 (corrispondente al parapedonale di proprietà privata, da mettere parimenti a gara) ed il formato da mt. 1,20 x 1,80, che come già detto è consentito «esclusivamente per impianti di pubblica utilità».
Ne deriva che anche l’Assemblea Capitolina, di cui fa le veci al momento il Commissario Straordinario Francesco Paolo Tronca, non potrebbe che “ratificare” questo criterio scelto dalla Giunta Capitolina.
Anche il criterio secondo cui «uno dei lotti deve essere destinato a fornire il servizio di pubblica utilità di Bike Sharing, e dovrà essere dimensionato ed ubicato sul territorio in termini di sostenibilità economica del servizio. Il lotto del Bike Sharing, tenuto conto di quanto previsto dal PGTU, dovrà prevedere una superficie espositiva di minimo 8.000 mq.» appare del tutto conforme con le disposizioni approvate dall’Assemblea Capitolina con le deliberazioni n. 49 e 50 del 30 luglio 2014, perché tanto nella normativa tecnica di attuazione del PRIP (articoli 15, 16, 17 e 35) quanto nel nuovo Regolamento di Pubblicità si parla di «impianti di pubblica utilità» che alla lettera l bis del 1° comma dell’art. 4 del nuovo Regolamento di Pubblicità sono «intesi …. come impianti pubblicitari collegati e finalizzati al finanziamento di progetti … di mobilità alternativa che altri non è che il servizio di Bike Sharing.
La superficie espositiva di 8.000 mq., prevista come corrispettivo, appare del tutto giustificata dal riferimento al Piano Generale del Traffico Urbano (PGTU), che prevede a regime un servizio di Bike Sharing di 350 ciclostazioni: la quantità complessiva di 8.000 mq. è stata desunta dal confronto con il precedente bando voluto con la deliberazione n. 284 del 3 agosto 2011 con cui la Giunta Comunale aveva deciso di dotarsi di 70 ciclostazioni in cambio di un corrispettivo di 1.500 mq. di superficie pubblicitaria, per cui con una superficie espositiva di 5 volte superiore (pari a 7.500-8.000 mq.) si viene ad avere in cambio a titolo gratuito il servizio di 350 ciclostazioni previsto dal PGTU.
Ne deriva che anche l’Assemblea Capitolina, di cui fa le veci al momento il Commissario Straordinario Francesco Paolo Tronca, non potrebbe che “ratificare” questo criterio scelto dalla Giunta Capitolina.
Anche il criterio secondo cui «un altro lotto, con una superficie espositiva di massimo 5.000 mq., deve essere destinato a finanziare servizi di pubblica utilità, quali ad esempio servizi igienici pubblici, elementi di arredo urbano, il servizio di pubbliche affissioni. È possibile prevedere anche ulteriori lotti destinati a servizi di pubblica utilità» appare del tutto conforme alla normativa approvata dalla Assemblea Capitolina dal momento che sempre alla lettera l bis) del 1° comma dell’art. 4 del nuovo Regolamento di Pubblicità si parla di “impianti di pubblica utilità intesi come elementi di arredo urbano di pubblica utilità contenenti, in via accessoria, superficie pubblicitaria fra i quali rientrano di diritto i “servizi igienici pubblici”, gli “elementi di arredo urbano” e il “il servizio di pubbliche affissioni“.
Ne deriva che anche l’Assemblea Capitolina, di cui fa le veci al momento il Commissario Straordinario Francesco Paolo Tronca, dovrebbe curare anch’essa l’interesse pubblico a dotarsi dei suddetti servizi di pubblica utilità e non potrebbe che “ratificare” la quantità di superficie espositiva stabilita con questo criterio scelto dalla Giunta Capitolina. 
Il criterio infine secondo cui «i formati degli impianti per i lotti funzionali ai servizi di pubblica utilità sono esclusivamente mt. 1,20×1,80 e mt. 3,2×1,40» risulta perfettamente rispondente al dettato normativo, che prevede l’utilizzo esclusivo di questi due formati. 
Ne deriva che anche l’Assemblea Capitolina, di cui fa le veci al momento il Commissario Straordinario Francesco Paolo Tronca, non potrebbe che “ratificare” l’utilizzo di questi due formati stabilito con il preciso criterio scelto dalla Giunta Capitolina.

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La suddetta analisi tecnica è stata trasmessa per posta elettronica certificata al Commissario Straordinario Francesco Paolo Tronca in allegato alla Nota VAS prot. n. 6 del 2 marzo 2016, per sollecitargli l’approvazione nelle veci dell’Assemblea Capitolina  di una apposita deliberazione che ratifichi la deliberazione della Giunta Capitolina n. 380 del 30 dicembre 2014.

Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS) - circolo.vas.roma@gmail.com